In Parlamento da 43 anni fu premier e segretario dc

Ciriaco De Mita, 78 anni, avellinese di Nusco, ha attraversato la prima e la seconda repubblica. Tra i maggiori esponenti della sinistra democristiana, eletto deputato nel 1963, ricopre diverse cariche ministeriali tra il 1973 e il 1982. Diventato segretario del partito, lo guida nella disastrosa campagna elettorale del 1983, conclusa con il 6 per cento di voti e 37 deputati in meno. Ma la sconfitta non gli preclude la riconferma. Anzi, tra il 1988 e il 1989 riesce a cumulare la carica con quella di presidente del Consiglio. La sua stella si eclissa con la crisi della Prima Repubblica, ma la passione politica resta: «l’intellettuale della Magna Grecia» (definizione di Gianni Agnelli) aderisce al Ppi e segue Gerardo Bianco nell’alleanza con il centrosinistra. Del resto Romano Prodi è in fondo una sua creatura, grazie al patrocinio della sua nomina a presidente dell’Iri negli anni ’80. Ma l’idillio con il Professore finisce. De Mita nella Margherita osteggia i progetti «prodiani». Diventa segretario regionale nella sua Campania. Per colui che nemmeno vent’anni fa era considerato l’uomo più potente d’Italia non è il massimo. Ma in fondo è pur sempre politica.