Il Parlamento è chiuso: leggi su noci e castagne

Dalla caduta del governo Prodi a oggi sono state depositate addirittura 82 proposte. Molte strampalate, tutte inutili. Deputati e senatori vogliono dimostrare di aver lavorato: per non perdere il seggio prezioso

Roma - Che ne dite di senatori e deputati che pur dopo la caduta del governo, dunque a Camere paralizzate e inesorabilmente destinate allo scioglimento, continuano a presentare proposte di legge? La spiegazione è un po’ meschina, lo sanno bene anch’essi che stan sprecando carta e tempo. Ma è proprio l’imminenza delle urne, che li preme a un tal lavoro surreale. Quel provvedimento sfornato in articulo mortis, finisce comunque nel curriculum del parlamentare, consente di vantare ai propri elettori «avete visto quanto ho lavorato per la nostra terra? Sono i nostri avversari, che hanno insabbiato la mia legge per voi». Tant’è che dal 24 gennaio quando Prodi è stato sfiduciato al Senato, e i lavori parlamentari si sono fermati, ancora 12 senatori e 70 deputati hanno continuato a depositare nuovi progetti, come se non ci fossero elezioni ad aprile, e come se la legislatura avesse ancora vita lunga e tranquilla.

I contenuti di queste 82 proposte di legge, poi... Dalle stelle della politica alta alle stalle di quella concreta e terragna, tutte ugualmente di fumo. Si va dal deputato Riccardo Conti che propone addirittura una riforma costituzionale (doppia lettura, referendum) per l’«introduzione dell’articolo 98-bis della Costituzione, in materia di istituzione e funzionamento delle autorità indipendenti», sino a quella più semplice di Claudio Maderloni «e altri» che prevede «misure per il sostegno alla produzione della frutta in guscio e per lo sviluppo dell’economia legata alla coltura delle castagne». Ambedue presentate il 4 febbraio, mentre Franco Marini saliva al Quirinale notificando il suo fallimento, dunque nemmeno il più ingenuo poteva dubitare che la legislatura fosse ormai morta e sepolta. E il senatore Antonino Papania, che il 30 gennaio ha depositato una proposta per l’«istituzione dell’istituto Italiano di alta cultura europea», con sede in Roma? Un ente che dovrebbe curare la «diffusione» e la «conoscenza» di cose europee già diffuse e note, ma col marchio roboante volto a zittire e rassicurare; non costerebbe nemmeno molto, evidentemente l’«alta cultura» è per pochi eletti: solo 700mila euro all’anno. Più semplici e ruspanti i deputati Francesco Brusco che a dispetto del destino vorrebbe ancora una leggina per la «concessione di un contributo dello Stato all’Associazione internazionale Joe Petrosino di Padula», appena 60mila euro, una miseria; o Filippo Misuraca e Salvatore Ferrigno con proposte a raffica per istituire una «zona franca» a Caltanissetta, Gela, Carini, Partinico, Trappeto, Cinisi, Terrasini, Isola delle Femmine e Capaci.

Trovate tutto ciò allucinante? Tranquilli, queste ultime sparate al vento fanno soltanto salire il monte complessivo delle proposte di legge dei parlamentari in questa brevissima legislatura a 5.407. E quante son diventate vere leggi? Solo 12.