Il Parlamento degli inquisiti e quello degli assolti

Giovanni Fasanella e Giovanni Pellegrino, La guerra civile. Da Salò a Berlusconi, Rizzoli Bur 2005.
Nota: Giovanni Pellegrino, diessino, nel 1993 era presidente della giunta per le autorizzazioni a procedere.
Pagina 119: «Di fronte alla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Citaristi, dissi che non ero d’accordo \. Proposi all’aula del Senato di pronunciarsi contro. Il clima nel Paese era tale che mio fratello mi tolse il saluto per sei mesi, perché mi considerava un complice dei corrotti».
Pagina 130: «Ero convinto che l’autorizzazione a procedere nei confronti di Andreotti venisse concessa, ma con il consenso del diretto interessato. \ Violante si muoveva evidentemente in direzione diversa. \ Davide Visani mi fece questo discorso: “La Dc non consentirà mai che venga concessa l’autorizzazione nei confronti di Andreotti. Noi sappiamo che tu come presidente della Giunta hai voluto mantenere una posizione super partes, non esprimendo mai il tuo voto. Questa volta non ti potrai permettere. Dovrai votare a favore dell’autorizzazione e siccome finirai in minoranza, dovrai dimetterti”».
Pagina 139: «Era il Parlamento degli inquisiti, non dei condannati. Se qualcuno si prendesse la briga di andare a vedere quanti di quei parlamentari inquisiti vennero poi effettivamente condannati, si renderebbe conto con sgomento che moltissime furono le esecuzioni sommarie».