«Parlamento umiliato, passano solo leggi del governo»

da Milano

Una sproporzione che definire macroscopica sarebbe riduttivo. Nel corso di questo primo anno di legislatura fra tutte le norme approvate dalla Camera, 47 erano di iniziativa del governo, solo 7 quelle provenienti da deputati: un rapporto di quasi sette contro uno. Qual è il significato di questo dato? La risposta la dà Enrico Costa, deputato di Forza Italia e membro della commissione Giustizia, colui che si è preso la briga di scartabellare fra leggi, leggine e atti parlamentari per fare calcoli e proporzioni: «Vuol dire che il governo è divenuto Padrone del Parlamento». Non solo: «Il governo - dice Costa - ha intasato l’aula con i suoi provvedimenti, mentre le proposte dei deputati non vengono esaminate».
Esiste dunque, secondo la denuncia del politico azzurro, una corsia preferenziale per far correre più veloce l’attività legislativa dell’esecutivo, mentre le proposte di legge provenienti dai parlamentari languono nelle commissioni e raramente approdano in aula. Il rischio è ovviamente quello di mortificare il ruolo dell’assemblea eletta dal popolo, «uno dei principi cardine su cui si reggono tutti gli Stati moderni».
Un allarme, quello lanciato da Costa, che si basa su una minuziosa analisi e su numeri che parlano in modo piuttosto chiaro: delle 3873 votazioni che finora si sono tenute alla Camera su iniziative legislative, l’80 per cento (3113) ha riguardato disegni di legge del governo, un misero 15 per cento invece è stato riservato a proposte di legge dei parlamentari. Circa il 5 per cento delle votazioni ha riguardato proposte miste Parlamento-governo.
Un problema che a Montecitorio è sotto gli occhi di tutti e che secondo Costa andrebbe affrontato «al di fuori della logica degli schieramenti». Anche perché questa sproporzione che mette in ombra una prerogativa del Parlamento prevista dalla Costituzione non è un fatto nuovo, e si era verificata anche nella scorsa legislatura. Quello però del «governo superstar», a scapito di una aula di Montecitorio relegata a ruolo di comprimaria e messa all’angolo, è un fenomeno che è cresciuto, secondo Costa, da quando al governo c’è Romano Prodi. La diagnosi del parlamentare azzurro è presto fatta: «In questo caso la gran parte della responsabilità è da attribuire ad una maggioranza estremamente slegata». L’ipotesi è che dunque, nell’iniziativa legislativa, il governo sia utilizzato come «camera di compensazione» e punto di riferimento: per garantire che le leggi vengano approvate e incontrino meno difficoltà rispetto a quelle che arrivano da una parte della maggioranza.
«Il presidente della Camera Bertinotti - questa la richiesta di Costa - deve prendere coscienza di questa situazione e frenare l’arrembaggio del governo. Diversamente, quanto alla programmazione dei lavori d’aula, paleserà un evidente “favor” nei confronti dell’esecutivo, relegando i parlamentati ad un mero ruolo di ratifica». Se si leggono le statistiche dei primi mesi di legislatura fatte dal deputato azzurro si scopre che le proposte giunte dal governo approdano quasi sempre in aula, mentre quelle dei deputati restano per lo più relegate su verbali e resoconti.
Diamo ancora uno sguardo ai numeri individuati da Costa nella sua ricerca: il governo Prodi ha finora presentato oltre un centinaio di disegni di legge vedendone approvati definitivamente oltre il 30 per cento; e molti altri seppur non ancora tradotti in legge hanno già compiuto un passaggio in aula a Montecitorio. Nel corso dell’attuale legislatura invece i deputati hanno presentato quasi 3000 proposte di legge. Pochissime quelle approvate. «L’assemblea è un notaio - conclude Costa - che ratifica provvedimenti nati e voluti altrove. Il governo propone e dispone su tutto, dalle intercettazioni alla tutela dei consumatori. Montecitorio ratifica, con buona pace della Costituzione che attribuisce l’iniziativa legislativa a entrambi».