Parlare di zingari e moschea non è «urgente»

Dei diritti dei deboli, a Tursi, se ne parla solo nella giornata a loro dedicata. Un diritto, appunto, che sembra spettare solo a Rosy Bindi e Marta Vincenzi, che affronteranno il tema questa mattina alle undici in aula rossa. Non se ne discute, invece, in Consiglio comunale. Questa la motivazione principale che ha spinto alcuni gruppi di minoranza, ansiosi di dibattere di rom, moschea e ospedale di Ponente, ad abbandonare l'aula nel corso dei lavori di ieri pomeriggio. L'opposizione ha puntato il dito contro Giorgio Guerello, presidente del Consiglio comunale, accusato di non voler inserire nell'ordine dei lavori, articoli 54 o 55, cioè interrogazioni a risposta immediata, importanti e strettamente legate alla vita della città. Spiega Alessio Piana (Lega Nord): «Non esiste la possibilità per il consiglio di affrontare argomenti di attualità, così importanti per Genova che noi, consiglieri comunali, li apprendiamo dai giornali». Si parla di aree verdi, deiezioni canine, pulizia e parcheggi, ma non si discute, per esempio, del patto di intesa che la sindaco firmerà oggi con i rappresentanti della comunità islamica. Denuncia Gianni Bernabò Brea (La Destra). «Non sono rispettati i nostri diritti di consiglieri. Figuriamoci quelli dei cittadini che rappresentiamo». Così ieri Lega Nord e La Destra hanno lasciato l'aula in segno di protesta, mentre Alleanza nazionale ha chiesto e ottenuto la sospensione dei lavori. L'attacco alla presidenza del Consiglio comunale da parte del centrodestra, però, è finito per diventare terreno di scontro anche all'interno della minoranza stessa, accusata, a sua volta, di essere troppo «morbida». «Non si fa una vera opposizione - ha ammesso Bernabò -. Dovremo farci sentire di più arrivando anche all'occupazione dell’aula se dovesse servire». Misure drastiche, le stesse minacciate da Giuseppe Costa di Forza Italia, nella sua relazione al Consiglio su quanto è emerso dalla riunione di minoranza. «Consideriamo questa presidenza poco corretta - ha dichiarato -. Se le cose non cambieranno faremo le nostre valutazioni che avranno conseguenze politiche serie». Immediata la replica di Guerello: «In assenza di regolamenti più espliciti che limitino il potere del presidente scelgo la strada del buon senso». Poco prima, un'altra querelle. Dai banchi della maggioranza, Umberto Lo Grasso (Ulivo), a voce alta, blocca malamente Costa, uscendo dall'aula in segno di protesta perché in disaccordo con il parere della minoranza. «Il fatto che lei non gli abbia impedito di interrompere il mio discorso - ha fatto notare Costa rivolto a Guerello - dimostra come la gestione dell’assemblea non sia al di sopra dei gruppi, ma chiaramente ed esclusivamente di parte».