PARLATE DI ZINGARI NON DI POLTRONE

Sandro Biasotti sa quanto gli siamo amici, io per primo. Anche perchè, a differenza di quello che pensano molti settori della Casa delle libertà, lo ritengo una vera, grande, risorsa per i moderati liguri. E sarebbe sbagliatissimo regalarlo agli avversari. Non è un caso che diamo sempre grande spazio alle sue iniziative, spesso relegate nelle brevi di cronaca da altri giornali.
Detto questo, però, proprio perchè gli siamo amici, non gli abbiamo mai fatto il minimo sconto. Crediamo che gli amici, quelli veri, non ti applaudono mentre ti stai avviando verso il ciglio di un burrone. E, anche con Biasotti, usiamo da sempre questo metodo.
Ecco, l’impressione è che Biasotti rischi di incartarsi nella sindrome dell’ex, che sia questo il suo burrone. Che la stragrande maggioranza dei suoi interventi, la stragrande maggioranza delle sue polemiche, la stragrande maggioranza del suo fare politica recente, sia legata al confronto fra la sua gestione della Regione e quella di Claudio Burlando. Giusto, sacrosanto, soprattutto se uno pensa di aver dato il cento per cento alla Regione che ha governato. Giusto, sacrosanto, necessario, ma certo non sufficiente. La politica è un’altra cosa. Biasotti non merita di finire come Mori, il suo predecessore in Regione. Ma il rischio c’è, è reale, palpabile, vicino.
Proprio per questo siamo felici che domani la lista Biasotti organizzi la sua seconda convention del Movimento per la Liguria, al teatro della Gioventù di via Cesarea. Perchè quella è la sede per fare proposte politiche, per costruire un programma alternativo a quello delle sinistre, per capire come vuole strutturarsi il partito arancione. Perchè, domani pomeriggio, non vorremmo nemmeno sentire citare Burlando e i confronti con il passato. Ma vorremmo sentire discorsi sul futuro. Ci sono da combattere due partite, difficilissime, ai limiti dell’improbo, per Comune e Provincia. Due partite che bisogna iniziare a preparare subito. Domani è tardi.
Soprattutto, crediamo che Sandro Biasotti ultimamente abbia sbagliato clamorosamente i temi di intervento. Ma è mai possibile che - di fronte a uno scandalo, a una vergogna assoluta, come l’assegnazione di case popolari agli zingari, con tanto di premio per accettarle, mentre migliaia di famiglie genovesi aspettano ancora di vedersele assegnate - l’ex governatore o qualcuno dei suoi uomini non abbiano detto una parola? Ma è mai possibile che non ci fosse proprio nulla da dire?
Invece, Biasotti ha avuto modo, con lettere aperte e conferenze stampa del giorno dopo le lettere aperte, di scaldarsi sulle poltrone Frau della Regione e sull’ordine di fornitura delle stesse. Tema nobilissimo, per carità. Ma, forse un po’ demagogico.
Noi, con Biasotti, ameremmo parlare di politica. Delle poltrone Frau, parliamo con il mobiliere di fiducia.