Parliamo ai cittadini, non al teatrino della politica

(...) Posso però spiegarvi il motivo per cui mi interesso tanto della candidatura di Sergio Cofferati «di competenza della direzione nazionale». Lo faccio perché Cofferati ha posto Genova al centro della sua «scelta di vita» e, quindi, mi pare curioso considerare Genova il centro dei suoi interessi nei giorni pari e pensare a lui come un leader nazionale i giorni dispari. E poi lo faccio perchè ho notato una levata di scudi contro il Coffy-break di Sergio all’Europarlamento fra i rappresentanti del Pd in molte regioni: le durissime parole della presidente del Piemonte Mercedes Bresso sono state la punta dell’iceberg, ma da Bologna, ad esempio, non è arrivata nemmeno una parola positiva, anzi. E persino i giovani virgulti, come la friulana Debora Serracchiani, nuova Marianna del Pd, si sono permessi di dire che erano assolutamente contrari alla candidatura di Cofferati a Strasburgo e Bruxelles.
Dalla Liguria, invece, solo voci positive. E voi stessi spiegate che si tratta di un’«ipotesi condivisibile». Insomma, non siete preoccupati. Siete addirittura più realisti di re Sergio, quando diceva: «Ho dato la mia disponibilità a dare una mano al Partito Democratico, ma come utilizzarmi lo decideranno gli organismi dirigenti. Ingombrante sono ingombrante, è indiscutibile. Tuttavia penso di dover venire a Genova in punta di piedi, senza mettere in discussione nulla degli equilibri già determinati o dei ruoli delle persone. Io chiedo solo di poter dare una mano al Pd. Per me la politica è servizio».
Insomma, al di là della disputa semiologica (a Bologna gli avrà fatto lezione Umberto Eco?) sul significato di «servizio» secondo Cofferati, non è proprio uguale uguale alla vostra lettura. E, ieri sera, l’ufficializzazione del ruolo di capolista nel Nord-Ovest per Coffy da parte di Franceschini - che gli ha «chiesto di accettare la candidatura superando le sue resistenze più volte ribadite, legate alle sue scelte personali» - era qualcosa fra il sublime e il surreale. Fra l’altro, mi ha colpito doppiamente a livello personale perchè avevo creduto nella sincerità della scelta familiare di Cofferati che lasciava Bologna per amore dei pannolini, impersonando io i panni del poliziotto buono. E invece, ancora una volta, aveva ragione il poliziotto perfido, il nostro direttore Mario Giordano. Sic.
Veniamo al centrodestra. Anche qui siamo fermi alla designazione di Enrico Musso da parte di Claudio Scajola e ai dubbi dello stesso Musso, di cui abbiamo dato ampiamente conto. Poi, anche per il Pdl, vale lo stesso discorso fatto per il Pd. Le liti e le indiscrezioni sulle candidature sono roba che non ci appassiona e, come sempre, ragioniamo allo stesso modo per destra, sinistra e centro.
A noi interessa parlare di problemi reali, non di teatrini della politica. A noi interessa denunciare quello che non va, per cercare di migliorare insieme (anche insieme a voi, come qualche volta hanno dimostrato di saper fare Claudio Burlando, Alessandro Repetto e Marta Vincenzi) Genova e la Liguria.
Quindi, anche questa volta, partiremo da questa scelta. Dai fatti e non dalle chiacchiere. Dalle esigenze dei cittadini, dei lettori e degli elettori e non da quelle delle nomenklature di partito, qualsiasi sia il partito.
Cari Victor e Mario, è un consiglio che diamo anche a voi, come lo diamo spesso agli esponenti del Pdl, sferzandoli e attaccandoli. Uscite dal Palazzo, mischiatevi alle persone comuni e umili, pensate a questioni reali e non alle manovre e manovrine di partito. Che si tratti di Musso sì-Musso no o che si discuta delle «primarie aperte», «primarie chiuse» o «primariette» del Pd, alla gente, di tutto questo credo non freghi veramente nulla, per usare un termine tecnico.
Aprite le finestre e guardate. Fuori, c’è un Paese. Lontano.
Un caro saluto anche a voi