Parma, i piazzaioli del football alla conquista dell'America

Il protegaonista de "Il Professionista" di Grisham gioca in Emilia. Così ora una piccola squadra viene celebrata nella patria dello sport più americano che c'è

Parmigiano e prosciutto a parte, aggiungerei anche il Regio, che cosa mai possono sapere gli americani, coast to coast, di Parma? Molto di più, per esempio dei Panthers, per esempio del football made in Usa ma riciclato tra una scheggia di formaggio e una fetta di culatello. Grazie a John Grisham, duecento milioni di libri venduti ma oggi ancora più letto e ricercato per quel Playing for Pizza, tradotto per noi in Il Professionista, storia di Rick Dockery quarterback del Cleveland Browns che ne fa mille e più di mille contro i Denver, facendo perdere la propria squadra, e deve scomparire dagli Stati Uniti per non essere spernacchiato. Che fa Rick? Sollecita il suo agente, Arnie, a cercargli una squadra, in fretta, domani stesso. Arnie gli spiega che non è il caso di montarsi la testa, la tafazzata contro i Denver ha chiuso qualunque porta fatta eccezione per quella dei Panthers: in Italia, a Parma. Nasce così la storia, l’avventura, Cristoforo Colombo Dockery fa il suo viaggio al contrario, dalle Americhe alla scoperta di un altro continente. Tom Bernardo non è un personaggio del libro, vive davvero, sta a Columbus nell’Ohio, qui è titolare di un paio di pizzerie, Giammarco’s e Connie, un’altra, sempre con l’insegna Connie, l’ha aperta a Chicago. Che c’entra Bernardo? «Ho letto il libro, l’ho divorato, qui non si parla d’altro e io so benissimo perché». Tom ha quarantadue anni, è laureato in scienza della ristorazione, è figlio di una calabrese, Maria, e di un abruzzese, Rino. Parla il broccolino, quell’accento italoyankee che sembra una caricatura; vent’anni fa sbarcò in Italia per giocare a football, con i Panthers: «Ci restai tre stagioni, meravigliose, il libro di Grisham ripercorre, come in un sogno mio particolare, esclusivo, quei luoghi, quell’atmosfera. L’Italia è vino, l’Italia è donne, l’Italia è sole, l’Italia è musica. Ora è anche football».

Football americano diverso dal soccer nostrano. Grisham ha sentito il profumo della trifola, scrivere una storia italiana mettendoci dentro, a sorpresa prelibata come il tartufo appunto, il gioco più popolare d’America, significa fare bingo. Dal ventisette settembre, al prezzo di ventuno dollari, i quarterbacks, receivers, offensive e defensive line di qualunque stato «under Bush» hanno preso a parlare, affascinati, di Parma e dell’Italia. Debbo dire che lo spot che ha lanciato il libro è una zuppa precotta, anche male: già il titolo è una broccolinata, Benvenuti all’Italia, in tricolor biancorossoverde, seguono immagini da repertorio, il Colosseo, uno stadio americano, bandiere, bottiglie di vino, le poltrone del teatro Regio, una inquietante e bellissima donna corvina e, per finire, dico io goffamente, una utilitaria parcheggiata nel cortile di una casa patrizia. La vetturetta non è made in Italy, trattasi di Smart, peccato: «Grisham è stato però bravissimo, Parma e l’Italia sono quelle» Tom Bernardo ha la voce di un bambino che ha ritrovato un giocattolo in soffitta «Fino a quest’autunno l’Italia per moltissimi ragazzi americani era Firenze, Roma, Venezia. Adesso qualcuno incomincia a sognare un viaggio a Parma, perché non tutti possono arrivare ai grandi club professionistici e allora tanto vale tentare, Brunello, donne, football». Ne hanno scritto bene i giornali americani. «Affascinante» il People, «Una commedia deliziosa, una storia profondamente piacevole» il Boston Globe, «Dolce, Grisham ha scritto la sua lettera d’amore all’Italia» il Publisher weekly.

E così le Pantere di Parma si sono risvegliate, non di colpo, a spasso con gli internauti americani, messaggi caldi, gli esploratori di un mondo sconosciuto, lontano, isola dei non famosi. Grisham ha spedito qualche copia autografata con dedica agli amici che gli hanno fatto da badanti nella settimana italiana, era l’aprile scorso. David Montaresi, responsabile del settore giovanile dei Panthers, lo ha preso in consegna: «Sono stati quattro giorni bellissimi, è venuto a mangiare al Polipo marino, la pizzeria che accoglie la squadra ogni venerdì sera». Al Polipo marino deve essersi accesa la lampadina di Grisham, ecco il titolo Playing for Pizza, ecco Parma, ecco la passione di un gruppo di giovani, impiegati, carpentieri, professionisti, imprenditori per una disciplina così lontana. Tommaso Antonetti, per dire, è medico, ha una faccia e un fisico da wrestling, sarà per la barba, sarà per i baffi, sarà anche per il capello lungo, sarà per la laurea in medicina come Matteo, uno dei personaggi del libro: «Mi sono ritrovato in lui e anche nel danese che gioca nel mio ruolo, offensive line. Grisham è un mito, quando me lo presentarono pensai ad uno scherzo, poi corsi a casa per raccogliere tutti i suoi libri e farli autografare. Tra una settimana parto per Salt Lake City nell’Utah, lavorerò per cinque mesi in un ospedale, sto ultimando la specializzazione in medicina dello sport, un amico medico italiano di laggiù mi ha detto di prepararmi alle interviste, Playing for Pizza è un cult». Aristide De Pascalis è soprannominato The Dread: «Sono la legge, in quanto carabiniere, qui sulle colline di Parma. Quel nome se lo inventarono a Monza quando praticavo il pugilato, scoprii il football e me ne innamorai. Ho conosciuto Grisham negli spogliatoi dei Panthers. Che cosa dicono di noi in America?». Dicono che il giudice del libro potrebbe essere proprio Aristide The Dread. Ma Roberto Gennari, di anni quaranta, impiegato ex magazziniere, crapa pelata e cuore d’oro, avanza la propria candidatura: «Potrei essere io, full back Gennari è il veterano e ha un passato bizzarro: ho incominciato a sei anni con il ballo liscio, mi è servito per la coordinazione dei movimenti». Grisham forse non ne è stato informato, un full back che studia la tattica sulle melodie dell’orchestra Casadei!: «Sono stato con altri otto ragazzi per otto mesi in stage nell’Ohio, a casa di Tom Bernardo. Un altro mondo, un altro football».

Nel roster ci sono studenti, disoccupati, commessi, assicuratori, odontotecnici, ingegneri. David Monteresi si coccola le Pantere e lancia Share the dream, Dividi il sogno, un progetto che vuole far vivere davvero il football, una sottoscrizione di quote (25 dollari, quasi il prezzo del libro) virtuali, se si raggiungeranno le 5mila allora i soldi serviranno a ingaggiare allenatori americani e a spedire i ragazzi nostrani in America, John Grisham potrà scrivere un altro libro, mangiando una pizza con le Pantere, al Polipo marino.