Parmalat alle banche: non scherzate col titolo

da Milano

Lo scontro Parmalat-istituti di credito si arricchisce a sorpresa di un nuovo capitolo. Il gruppo alimentare intende denunciare le banche che utilizzano informazioni sulle cause legali in corso, con l’obiettivo di diffondere notizie che deliberatamente provocano altalena al titolo; Parmalat è pronta a rivolgersi alla procura di Milano ipotizzando l'aggiotaggio. È quanto è emerso da una nota diffusa ieri da Collecchio relativamente alle azioni revocatorie e risarcitorie avviate.
Un atteggiamento duro nei confronti degli istituti di credito, confermato da fonti legali e finanziarie, sia vicine al colosso alimentare sia vicine ad alcune banche. Questo perché Collecchio si ritiene di fatto danneggiata in Borsa dalle modalità con cui alcuni istituti avrebbero centellinato alla stampa informazioni sull’andamento dei contenziosi in atto, mentre il titolo continua a cedere terreno: ieri ha chiuso in calo dello 0,91% a 2,06 euro.
E mentre il gruppo ufficializza la cessione per 17,8 milioni del ramo d’azienda dei prodotti da forno Italia a MisterDay, società controllata dal gruppo Vicenzi Biscotti, l’andamento del titolo preoccupa il Comitato azionisti. I soci riuniti nell’associazione hanno proposto la fusione di Parmalat spa e Parmalat Finanziaria, che permetterebbe, a loro giudizio, un recupero fiscale di circa 5 miliardi di euro e darebbe immediato valore al titolo. Meglio, dicono, delle battaglie legali che si annunciano «lunghe e irte di difficoltà, mentre nessuno può prevedere quale sarà l’esito».
Parmalat ieri ha fatto sapere ufficialmente di essere del tutto estranea alle azioni giudiziarie promosse negli Stati Uniti contro la Bank of America dai liquidatori di Food holdings, Dairy holdings e Parmalat capital finance, le società delle isole Cayman coinvolte nel dissesto. Il gruppo ha precisato che si tratta di società fuori dal controllo della procedura di amministrazione straordinaria. «La società tuttavia sottolinea che soggetti indipendenti quali liquidatori delle società sopra citate sono giunti alle medesime conclusioni di Parmalat sull'operato di Bank of America e hanno quindi agito in giudizio contro quest’ultima».
Frattanto, i difensori di Calisto Tanzi, si opporranno, nell’udienza del processo di oggi a carico dell’ex presidente di Parmalat e di altre 18 persone, alla richiesta di costituzione di parte civile da parte di Bank of America. Lo ha spiegato uno dei difensori, l’avvocato Giampiero Biancolella: «Ci opporremo perché riteniamo che Bank of America non possa essere annoverata tra le persone offese dal reato di aggiotaggio».