Parmalat, gli analisti fanno i conti e il titolo cede ancora

Ieri nuovo calo vicino al 5%. Dopo i dubbi sulle revocatorie, riviste al ribasso le stime sul valore della società

da Milano

Gli analisti fanno i conti e il titolo Parmalat continua la sua caduta libera: ieri ha perso il 4,76% chiudendo a 2,039. Un calo più o meno identico a quello fatto segnare venerdì, subito dopo che dal Tribunale di Parma era arrivata la notizia del rinvio alla Corte Costituzionale dell’articolo sei della cosiddetta legge Marzano.
Le norme nel mirino sono quelle legate alle revocatorie, che la legge utilizzata per Parmalat autorizza anche nel caso che la società in crisi non finisca in liquidazione ma venga ristrutturata e continui la sua attività. Un vantaggio che l’ordinamento non consente in altri casi di procedure concorsuali.
Revocatorie a rischio, dunque e la cosa non ha mancato di avere conseguenze sulle valutazioni della società di Collecchio. Secondo gli analisti di Euromobiliare il valore delle sole attività industriali del gruppo è di circa 1,6 euro e se Parmalat fosse costretta a rinunciare alle revocatorie il valore della società scenderebbe a 2,34 euro per titolo rispetto all'attuale 2,75 euro, che prevede un tasso di recupero delle revocatorie del 10%, in pratica 750 milioni di euro su richieste totali di 7,5 miliardi. Al valore industriale alcuni analisti aggiungono un premio di contendibilità (un 30% in più), motivato dal fatto che al gruppo, per una possibile opa (peraltro al ribasso), guardano concorrenti come Granarolo, Lactalis e Nestlè. E verso questi livelli si è mosso il mercato che tiene anche conto del fatto che nel frattempo è iniziato il disimpegno da parte delle banche che si sono trovate in mano significativi pacchetti della società di Collecchio.
Tra l’altro secondo molti analisti il fronte delle revocatorie era considerato più promettente di quello delle azioni risarcitore (il commissario straordinario Bondi ha avviato cause per complessivi 13 miliardi di euro) e questo aumenta i dubbi sulla possibilità che i procedimenti possano in futuro contribuire alla redditività del gruppo alimentare.
In tutti i casi i tempi sono destinati ad allungarsi e bisognerà attendere la pronuncia della Corte Costituzionale (dovrà passare nella migliore delle ipotesi più di un anno).
Nel frattempo per la società una buona notizia è arrivata dagli Usa dove il Tribunale federale di New York ha prolungato dal 17 novembre al 9 dicembre il periodo di protezione delle attività americane che peraltro non fanno più capo all'amministrazione straordinaria bensì ad amministratori giudiziari.