Parmalat, gli analisti di S&P nel mirino

I pm di Parma potranno ora chiedere il rinvio a giudizio

da Milano

La procura di Parma ha chiuso le indagini contro Citigroup, Barclays Bank e l’agenzia di rating Standard & Poor’s per il loro ruolo nel crac di Calisto Tanzi. L’ipotesi di reato è quella di concorso in bancarotta fraudolenta. Ora i manager dei tre istituti coinvolti nella vicenda (sembra siano in tutto 16, di cui 7 di Citigroup) hanno 20 giorni di tempo per fornire la loro versione dei fatti contestati. Scaduto il termine i magistrati potranno chiedere il rinvio a giudizio.
Le posizioni dei tre gruppi nel mirino della Procura di Parma appaiono diverse tra loro. Citigroup è stata considerata, in base alle dichiarazioni di Tanzi e Fausto Tonna, una delle banche più vicine al gruppo finito in dissesto. Di Citigroup era stata l’idea di Buconero spa, la società creata per finanziare Parmalat senza che i prestiti figurassero in bilancio. L’istituto è coinvolto anche nel giro della cessione dei crediti dei concessionari, lo strumento utilizzato per ottenere indebite anticipazioni da parte delle banche. Tra i manager Citigroup sotto inchiesta ci sono Sergio Ungaro (oggi in pensione), che contribuì a stabilire il rapporto con Tanzi e Paolo Botta, per molti anni referente di Parmalat nella banca.
Più defilato appare il ruolo di Barclays, che partecipò tra l’altro ad alcuni consorzi di collocamento di bond di Collecchio. A S&P viene attribuita la colpa di aver confermato un rating di livello investment grade (che garantiva costi accettabili di indebitamento) fino al novembre 2003, a poche settimane dal crac, quando S&P sospese la valutazione. Sia Citigroup, sia S&P sono nel mirino anche dell’amministratore delegato di Parmalat Enrico Bondi, che ha chiesto danni per 10 miliardi a Citigroup avviando un giudizio negli Usa. S&P è stata citata in giudizio di fronte al Tribunale di Milano.
I due gruppi hanno subito reagito alla notizia della chiusura indagini. Citigroup si è detta «soddisfatta di poter finalmente presentare una corretta ricostruzione dei fatti da contrapporre ad accuse unilaterali e prive di prove». S&P ha definito «infondate» le ipotesi della Procura di Parma, sottolineando che le accuse dei magistrati «ignorano che S&P è stata vittima di una frode enorme e sistematica».
Passando a un altro fronte giudiziario sempre aperto per Parmalat, potrebbe non esser ancora esaurito il ruolo della Corte costituzionale sul caso delle revocatorie. La Consulta dovrà pronunciarsi su un'altra questione di legittimità, sollevata da Sanpaolo Imi. Nel mirino, anche in questo caso, la possibilità di avviare azioni revocatorie per società in amministrazione straordinaria. Le motivazioni sono sostanzialmente analoghe a quelle già bocciate dalla Corte, ma con sfumature diverse. E non è detto, quindi, che il risultato sia lo stesso.
Su Parmalat (in questo caso sulle azioni risarcitorie) pesa tra l’altro anche una pronuncia della Corte di cassazione. I giudici di Piazza Cavour, pronunciandosi su un caso diverso (quello della Casillo Silos), hanno affermato che il curatore fallimentare non può chiedere il risarcimento del danno a chi ha concesso credito in modo abusivo a una società fallita. Un precedente che potrebbe rivelarsi un ostacolo di non poco conto sulla strada di Bondi. In Borsa intanto sono proseguiti i realizzi sul titolo di Collecchio, dopo il boom dei prezzi successivi al via libera alle revocatorie della Consulta: ieri il titolo ha perso l'1,43% a 2,69 euro.