Parmalat, Bank of America parte lesa

Ammessa tra i danneggiati anche la società di revisione Grant Thornton. Respinte le richieste di Bondi e delle associazioni di consumatori

da Milano

Risparmiatori, banche e revisori tutti parti lese nel crac Parmalat. A decidere l’ammissione come parti civili di migliaia di azionisti e obbligazionisti di Collecchio, ma anche aziende come l’ex Grant Thornton e Bank of America, è stato ieri il presidente della prima sezione del tribunale, Luisa Ponti, nel corso del giudizio per aggiotaggio a Milano. Restano fuori invece le associazioni dei consumatori, dall’Adusbef a Federconsumatori a Confconsumatori. Tra gli ammessi anche il comitato dei clienti del Sanpaolo Imi.
Intanto il giudice ha rinviato il processo al 12 gennaio, giornata che sarà dedicata alle principali questioni preliminari, come la competenza territoriale. Tra le parti lese dal dissesto di Collecchio, entra dunque anche Bank of America. Una decisione che, precisa l’istituto, «ripristina quello che è il vero ruolo della banca di soggetto danneggiato». Bank of America aveva acquistato direttamente titoli del gruppo di Collecchio per 138 milioni di dollari.
La costituzione di Bank of America e Grant Thornton come parti lese - inattesa per la Procura - rispettivamente nei confronti di tutti gli imputati e nei confronti dei propri dipendenti, non impedisce però a giudizio del collegio che banca e revisore siano responsabili civili nel processo nei confronti dei risparmiatori. È stata poi bocciata la richiesta dell’attuale ad di Parmalat Finanziaria, Enrico Bondi, di ammettere la società come parte civile nei confronti degli ex manager. Motivazione: la mancanza dell’autorizzazione da parte del ministero delle Attività produttive. Nell’udienza di ieri il giudice ha infine riunito il processo principale con quello per rito immediato richiesto dagli imputati Lorenzo Penca e Maurizio Bianchi, ex revisori Grant Thornton.
Intanto ieri si è avuta notizia che tre polizze assicurative intestate alla moglie dell’ex direttore finanziario di Parmalat, Fausto Tonna, per un valore di circa 2 milioni di euro, sono state sequestrate dagli investigatori del Nucleo regionale di Polizia tributaria dell’Emilia Romagna . L’operazione rientra negli accertamenti che vengono fatti per recuperare denaro e immobili provenienti dalle distrazioni di denaro commesse dai protagonisti del crac.