Parmalat, Bondi batte i fondi: salta l’assemblea

L’assise straordinaria richiesta dagli investitori esteri per chiedere più dividendi non ha raggiunto il quorum. E Piazza Affari festeggia

da Milano

Parmalat, nulla di fatto per l’assemblea di oggi e la Borsa festeggia la vittoria dell’ad Enrico Bondi sui fondi esteri, che intendevano ottenere dividendi più alti, attraverso una modifica dello statuto. Il titolo ha guadagnato l’1,46%, a 1,80 euro, registrando un andamento migliore del listino principale (più 0,29%).
Non ci sarà dunque la prevista battaglia intorno al «tesoretto» di Collecchio, visto che per la costituzione dell’assemblea straordinaria in terza convocazione - le precedenti erano per il 30 maggio e il 3 giugno - è necessario raggiungere un quorum del 20% del capitale, il che non è avvenuto: lo dice una nota del gruppo. L’assemblea sarà quindi costretta a prenderne atto, rinunciando a deliberare sull’ordine del giorno, ossia la modifica dello statuto.
A richiederla erano stati gli investitori istituzionali - un gruppo di fondi rappresentativi del 12% del capitale -, con l’intento di «spremere» la cassa del gruppo (1,3 miliardi la posizione finanziaria netta positiva al 31 marzo), introducendo la possibilità di distribuire come cedola più del 50% degli utili previsti dallo statuto attuale.
Un’ipotesi a cui Bondi - che punta sulla crescita a lungo termine del gruppo, attraverso acquisizioni, piuttosto che sulla remunerazione immediata degli azionisti - è contrario: nella relazione degli amministratori per l’assemblea, infatti, è sottolineata l’esistenza di «importanti impedimenti giuridici» all’assunzione della delibera richiesta, suffragati anche da «autorevole parere esterno». E viene ribadito l’impegno già firmato da Parmalat: «L’attuale articolo 26 dello statuto sociale, infatti, trae origine dall’obbligo espresso nella proposta di concordato sottoscritta dall’assuntore Parmalat SpA con conseguente suo obbligo a non modificarne il contenuto», cioè a non superare la soglia del 50% degli utili da distribuire a dividendo. La modifica proposta dai fondi prevede invece una percentuale «pari a non meno del 50 per cento». Ma i fondi «sono stati battuti da Bondi - ha commentato un operatore -. Ciò significa che la maggioranza degli azionisti di Parmalat preferisce che le risorse del gruppo vengano utilizzate in maniera diversa, come ad esempio nel rafforzamento del gruppo all’estero». Della stessa idea un’analista di una sim milanese: «La liquidità di cui Parmalat dispone potrebbe essere in parte investita in acquisizioni in Australia, dove il gruppo ha già fatto richiesta di partecipare ad eventuali gare».
Intanto, la Procura della Repubblica di Milano ha deciso di archiviare 60mila denunce presentate via e-mail, subito dopo il crac, dai risparmiatori di Parmalat, dal momento che sono già tutelati dai due processi in corso a Milano per aggiotaggio e da quello per bancarotta che si svolge a Parma.