Parmalat crolla e in Borsa torna la grande paura

La trimestrale delude e Piazza Affari reagisce con un’ondata di vendite: il titolo perde l’11%

da Milano

Parmalat fa tremare, ancora una volta, Piazza Affari. È bastata una trimestrale inferiore alle attese a far crollare il titolo del gruppo di Collecchio: troppo freschi i ricordi del crac epocale della gestione Tanzi nella memoria degli investitori, che hanno reagito a suon di vendite ai dati diffusi mercoledì sera, a mercato chiuso. Così, il titolo, dopo la sospensione per eccesso di ribasso, è arrivato a perdere quasi il 15%, chiudendo poi la seduta a 1,94 euro (meno 11,13%): il livello più basso dal giugno 2005, quando la società, rimessa in piedi dal commissario straordinario Enrico Bondi, è stata riammessa in Borsa. Un vortice di scambi che ha visto transitare 150 milioni di pezzi, oltre il 9% del capitale: addirittura 80 milioni di azioni sono passate di mano in poco più di un’ora, praticamente il doppio rispetto ai 43,7 milioni che rappresentano la media giornaliera dell’ultimo mese.
Una corsa alle vendite che forse ha una giustificazione più psicologica che razionale, tanto che la sensazione di molti analisti è che la reazione sia sostanzialmente eccessiva. «Il mercato chiaramente non ha apprezzato la trimestrale, ma in genere le cattive notizie sono altre», ha detto un trader. Piazza Affari, aggiunge un collega, «è confusa e non pare aver ancora digerito le decine e decine di trimestrali uscite negli ultimi giorni», molte delle quali di segno tutt’altro che positivo. In questo senso, Parmalat non rappresenta certo un’eccezione. Guardando i numeri, nel primo trimestre, il gruppo ha accusato una flessione dell’ebitda del 15% a 63,9 milioni di euro mentre i profitti netti sono scesi da 111 a 90,8 milioni (meno 18,2%). Sono però aumentate le vendite, che hanno toccato quota 926,9 milioni, pari a un rialzo del 6,7 per cento. Gli analisti invece si aspettavano in media un ebitda compreso tra 78,2 e 84,1 milioni di dollari e ricavi compresi tra 865 e 933 milioni. Non a caso, Mediobanca ha confermato il suo rating di «outperform» sul titolo e reiterato il target price di 3,19 euro spiegando di aver comunque già stime molto basse per gli utili 2008 e 2009. Ancora più controcorrente la posizione di Intermonte che ha alzato il rating sul titolo pur abbassando le stime di ebitda 2008 del 5% e quelle per il 2009 e il 2010 dell’1,5%. «Nonostante i tagli delle stime - si legge nella nota - alziamo il nostro giudizio ad outperform perchè riteniamo che gli attuali livelli non riflettano il valore intrinseco dei possibili introiti legati alle cause in corso negli Stati Uniti e ancora meno quelli che potrebbero essere originati dai contenziosi».
Più vicina all’opinione di Piazza Affari invece Cheuvreux che ha abbassato il target price da 3 a 2,4 euro, mentre la posizione di Lehman Brothers- la banca d’affari americana che ha sostenuto la lista Bondi nell’ultima assemblea - è più sfumata: da una parte, infatti, c’è la conferma del giudizio sul titolo Parmalat a «overweight» e dall’altra il taglio del target price da 3,21 euro a 2,86 euro.