Parmalat, duello alla Consulta

da Milano

Bisognerà aspettare la fine di maggio per leggere la sentenza della Corte Costituzionale sulla legittimità delle azioni revocatorie da circa 7,5 miliardi avviate dal commissario straordinario della Parmalat, Enrico Bondi, nei confronti delle banche. Da oggi i giudici, che ieri hanno esaminato i ricorsi di un pool di banche capitanate da Hsbc Bank e Mps, sono riuniti in camera di consiglio per decidere sulla legittimità delle revocatorie consentite dalla legge Marzano anche per la grandi imprese in ristrutturazione. I legali delle banche hanno sostenuto che la revocatoria è inammissibile perché non è a favore del creditore ma di un’azienda non fallita e risanata, presente sul mercato, configurandosi così come un finanziamento che viola la par condicio tra i creditori e altera la concorrenza.
Al contrario, secondo i legali della società, Parmalat è una nuova azienda costituita dai creditori della vecchia: l’azione revocatoria è, dunque, a loro favore e ammissibile. La presidenza del Consiglio, attraverso l’Avvocatura dello Stato, ha chiesto di dichiarare inammissibile o infondata la questione di legittimità della legge Marzano. Secondo alcune interpretazioni potrebbe essere questo l’argomento giuridico utilizzabile dalla Corte, che sembrerebbe orientata a dichiarare inammissibile la questione di legittimità sollevata dalle banche.