Parmalat, la Finanza perquisisce la sede di Lehman Brothers

da Milano

Un’e-mail che infiamma la Borsa. Un messaggio «lanciato» lo scorso novembre dalla banca d’affari Lehman Brothers che elettrizza Piazza Affari. Voci di accordi tra la nuova Parmalat e le banche. Fuochi d’artificio in Borsa, poi l’inattesa smentita. Storia di pochi mesi fa, con risvolto inedito. La Procura di Milano, infatti, ha aperto un’inchiesta per aggiotaggio sui titoli di Collecchio.
Il procedimento - ancora a carico di ignoti, e su cui la Procura lavora dall’inizio dell’anno - è stato affidato ai pm Eugenio Fusco e Laura Pedio, che hanno disposto la perquisizione degli uffici della holding. I militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano hanno sequestrato documenti e materiale informatico nella sede di Lehman, con l’obiettivo immediato di ricostruire il percorso di quell’e-mail. In primo luogo, il back-up dei computer per risalire all’autore del messaggio elettronico. Poi, la verifica dell’eventuale manipolazione del titolo Parmalat, per individuare i beneficiari dell’operazione. E se al momento non esistono elementi per considerare la società responsabile dell’alterazione del mercato, tuttavia l’ipotesi investigativa è che qualche analista si sia giovato della diffusione di una notizia infondata.
Quella che, l’8 novembre scorso, agita la Borsa. Una vicenda che, in effetti, non passa sotto traccia. Con una nota inviata ai propri clienti, Lehman Brothers dà per «prossimo» un accordo tra il gruppo di Collecchio e Banca Intesa su alcune cause pendenti. Si parla di risarcimenti per l’azienda emiliana. Piazza Affari registra la comunicazione. Il titolo Parmalat chiude con un rialzo dell’1,31%, rimbalzando nel corso della giornata fino a picchi del 4,5 per cento. Nel pomeriggio, però, la Consob interviene, Lehman rettifica, e la banca smentisce. Nessun accordo stragiudiziale tra le parti, nessuna iniezione di denaro nelle casse di Collecchio. Ma le «montagne russe», a quel punto, sono storia. E la «gaffe» di Lehman insospettisce le fiamme gialle, che - attraverso un’informativa - segnalano il presunto aggiotaggio alla Procura milanese.
Lehman Brothers, così, salta il fosso delle vicende giudiziarie che investono Parmalat. Perché era stata proprio la banca d’affari, nel dicembre di quattro anni fa, a presentare alla Procura di Parma una denuncia per calunnia a carico dell’allora patron Calisto Tanzi, dell’ex direttore finanziario Fausto Tonna e dell’avvocato Gianpaolo Zini, autori di due esposti alla Consob nei quali si chiedeva che venissero svolte indagini proprio su Lehman. «Successivamente al fallimento dell’emissione di un prestito obbligazionario - scrivono i magistrati emiliani nella richiesta di rinvio a giudizio - con denuncia alla Consob, Tanzi, Tonna e Zini incolpavano di aggiotaggio in danno di Parmalat funzionari della società Lehman Brothers, pur sapendoli innocenti». Non più così scontato. Ora, anche questo capitolo si riapre.