Parmalat, il maxiprocesso non si farà

Respinte dal giudice le richieste di riunificazione dei tre procedimenti

da Parma

Il maxiprocesso, almeno per ora, non si farà. L'obiettivo dei legali di Calisto Tanzi di portare il «Cavaliere» (come lo chiamano ancora tutti a Parma) alla stessa sbarra di Cesare Geronzi nel processo che deve far luce sul crac Parmalat, per il momento, è naufragato. Il gup Domenico Truppa ha infatti respinto l'istanza di riunificazione, in fase di udienza preliminare, dei vari filoni parmigiani del processo.
Il processo sul più grande crac della storia italiana è arrivato a una svolta. Con l'ordinanza con cui ha respinto l'istanza, il giudice ha disegnato la mappa del processo da qui ai prossimi mesi. Il filone relativo a Parmatour (l'azienda turistica del gruppo) e quello che riguarda la cessione delle acque minerali Ciappazzi (secondo l’accusa acquistata da Parmalat su pressione dei vertici di Capitali) restano dunque separati dal processo principale. Per questi due procedimenti (che potrebbero però essere accorpati) sarà nominato nei prossimi giorni un nuovo giudice per l'udienza preliminare. Andranno perciò in frigo per un paio di mesi.
Il 20 febbraio ricominceranno invece le udienze con l'analisi delle questioni preliminari. Obiettivo del tribunale è quello di stralciare con i riti abbreviati già in udienza preliminare molti dei 62 imputati, quelli, soprattutto, con posizioni marginali. Quindi veleggiare speditamente verso il processo: l'obiettivo è concludere l'udienza preliminare entro l'estate.
Un'ipotesi ottimistica, che tuttavia non darebbe automaticamente il via al processo, perché un'eventuale via libera all'accorpamento dei procedimenti in fase di dibattimento andrebbe a scontrarsi sia con l'inevitabile ritardo dei due procedimenti minori (ma che vedono coinvolti anche Geronzi e altri manager di Capitalia), sia con l'inchiesta riservata alle banche, per la quale presto dovrebbero arrivare i rinvii a giudizio.
L'ordinanza che ha rigettato l'istanza di unificazione ha creato molti malumori fra gli avvocati che seguono il procedimento. In particolare di quelli di Calisto Tanzi che avevano presentato l'istanza e che hanno parlato «di una decisione non opportuna e poco razionale nella gestione del processo». Quello che molti legali prospettano (all'istanza del collegio di Tanzi erano favorevoli anche i legali della Parmalat e delle parti civili) è una estrema dilatazione dei tempi processuali e una moltiplicazione dei costi, tenendo soprattutto in considerazione le strutture giudiziarie del tribunale di Parma.