Parmalat paga cara

Giornata nera per Parmalat: la condanna dei giudici americani a risarcire Citigroup per 364,2 milioni di dollari, arrivata al posto della vittoria attesa dal gruppo di Collecchio, ha pesato come un macigno sul titolo, che ha chiuso in calo del 19,97% a 1,274 euro, tra scambi da capogiro.
Il gruppo guidato da Bondi però si prepara a ricorrere in appello, come ha annunciato il responsabile dell’ufficio legale Nicola Palmieri: «Presenteremo prima delle mozioni che saranno esaminate praticamente subito e poi, se non saranno riconosciute le nostre ragioni, ricorreremo in appello», ha detto durante la videoconferenza organizzata a metà pomeriggio per rassicurare gli investitori.
Non solo: «è altamente probabile che Citi non avrà nulla dal momento che la sentenza Usa deve essere accettata dal Tribunale di Parma (dove è domiciliata la causa penale per bancarotta) e sono ragionevolmente certo che questo non accadrà mai», ha aggiunto il legale, ricordando che la banca statunitense ha già fatto domanda per «insinuazione» nel passivo - praticamente equiparando la propria posizione a quella di un creditore - quindi la nuova richiesta potrebbe essere considerata un duplicato di quella già presentata. Se sarà confermata la sentenza a favore di Citigroup, comunque, alla banca Usa andrà solo il 6,9% dei 364,2 milioni di dollari richiesti e non in contanti ma in azioni del gruppo alimentare. Esattamente 18,8 milioni di azioni, pari a meno dell’1% del capitale.
Ma altre cause attendono Parmalat negli Stati Uniti: quella contro il revisore Grant Thornton e quella con Bank of America, che inizierà nel 2009, in North Carolina. Qui il risarcimento richiesto dal gruppo di Collecchio è anche maggiore, 10 miliardi di dollari, rispetto ai 2,2 miliardi chiesti a Citigroup per il suo ruolo nel crac del 2003, «perché sono stati riconosciuti più capi d’accusa», ha detto Palmieri. L’esito sarà lo stesso della causa Citigroup? Difficile prevederlo, tanto più che nella decisione della corte del New Jersey potrebbe avere pesato anche l’intento contingente di «dare una mano» alle banche statunitensi in sofferenza. In ogni caso, se la conclusione dovesse essere la stessa, sul capitale di Parmalat si avrebbe un impatto totale in termini di diluizione di circa il 5%, stimano gli analisti di Cheuvreux. E che cosa succederà al titolo nei prossimi giorni? «La caduta di ieri è certamente legata al fattore psicologico - sostiene Angelo Antonini, analista di Centrosim - dato che gli investitori ormai da mesi si aspettavano un risultato favorevole a Parmalat. Ma ritengo che nei prossimi giorni il clima si assesterà: io mantengo il prezzo target di 2,16, basato solo sulla patrimonialità e sul core business, senza l’aleatorietà - inevitabile - dei risarcimenti».