Parmalat, la procura dice no: "Patteggiamenti inammissibili"

Bocciata la richiesta degli 11 imputati sul crac dell'azienda di Collecchio. Negata la proposta di Calisto Tanzi di raggiungere un accordo con la Corte sulla pena da scontare. Il pm Greco: "Decisione tecnica, non di merito"

Milano - "I patteggiamenti sono inammissibili". Lo hanno deciso i giudici della prima sezione penale del tribunale di Milano che si occupano del processo a carico di Calisto Tanzi e di altri 19 imputati di aggiotaggio in relazione al crack Parmalat. "Le circostanze aggravanti contestate dai pm non consentono la riapertura dei termini per patteggiare - scrivono i giudici - come invece la corte costituzionale aveva ammesso in caso di contestazione di fatto diverso o di reato concorrente". I giudici quindi hanno bocciato la richiesta della procura di Milano che con la contestazione di nuove accuse aveva riaperto i termini per patteggiare. Undici imputati avevano raggiunto con la procura l’accordo sulla pena. Tutto inutile il processo va avanti regolarmente. "È una decisione tecnica" che si basa su sentenze della Corte di Cassazione, quindi "non si può dire nulla nel merito". Così il pm Francesco Greco commenta l’ordinanza. A chi gli chiedeva se si fosse aspettato un risultato di questo tipo, Greco ha replicato con un "ci può stare, così come no. Del resto come tutte le questioni di diritto". Intanto fuori dal palazzo di giustizia una ventina di risparmiatori hanno manifestato contro l’ipotesi dei patteggiamenti con alcuni cartelli: "No al colpo di spugna" - "Stop alle truffe bancarie" - "Risparmiatori traditi" - "Chiediamo giustizia".