Parmalat, risarcimenti per 8,8 milioni

da Milano

Si erano fidati di Calisto Tanzi e della sua Parmalat. E soprattutto si erano fidati delle banche che consigliavano di investire nei bond del gruppo di Collecchio. Adesso dicono ufficialmente addio alla quasi totalità dei loro soldi: ieri undicimila risparmiatori hanno ritirato la loro costituzione di parte civile nel processo milanese (che vede i protagonisti dello scandalo imputati di aggiotaggio) dopo che i loro avvocati hanno raggiunto un accordo per il risarcimento del danno. Deloitte & Touche, la società di revisione che a dispetto dell’evidenza aveva garantito la genuinità dei bilanci Parmalat negli anni decisivi, risarcirà ad ogni creditore cifre che oscillano tra il 4 e il 5% dell’investimento: un risarcimento poco più che simbolico, ma già sostanzioso rispetto al 2% scarso offerto nei mesi scorsi.
Agli undicimila risparmiatori che hanno già accettato e saranno risarciti per un totale di 8,8 milioni se ne aggiungeranno quasi altrettanti nelle prossime settimane. Così, davanti al giudice Luisa Ponti, ieri si snoda una processione di avvocati che annunciano, a nome dei loro clienti, l’accordo raggiunto e il ritiro dalla scena processuale. In questo modo per gli imputati legati a Deloitte & Touche si apre la strada del patteggiamento. Su questa strada riprova ad inserirsi ieri anche Calisto Tanzi, il fondatore di Parmalat, che - attraverso il suo legale Gianpiero Biancolella - chiede anche lui di patteggiare la pena: due anni e nove mesi di carcere la pena cui si autocandida Tanzi, e che la Procura boccia immediatamente ritenendola del tutto inadeguata alle colpe dell’imputato numero uno.
Tanzi dunque resta sotto processo: ma che le vittime possano sperare in qualche risarcimento da parte sua è quasi una pia illusione, visto che attualmente Tanzi risulta nullatenente. Le speranze residue dei risparmiatori sono affidate agli altri processi, dove sono imputate le grandi banche: ma su quello milanese incombe la prescrizione, se anche Deutsche Bank e le altre riuscissero nell’impresa con cui Morgan Stanley ha azzerato l’iter processuale. Mentre a Parma, dove si celebra il processo per bancarotta, i tempi si annunciano biblici.
Vivo attivismo, invece, sul fronte americano dei processi Parmalat. Negli Stati Uniti, dove il crac di Collecchio ha investito molte migliaia di risparmiatori, la Nuova Parmalat si trova da un lato sul banco degli imputati - in quanto erede delle imprese di Tanzi - mentre dall’altro copre anche il ruolo di vittima. Ieri i legali di Enrico Bondi hanno chiuso con danni relativamente lievi una class action intentata davanti al tribunale di Manhattan: invece degli 8 miliardi di dollari chiesti, Collecchio pagherà poco più di 23 milioni di euro (non in contanti, oltretutto, ma in azioni proprie). Mentre davanti alla corte del New Jersey si è aperto il processo della Nuova Parmalat contro Citigroup: risarcimento chiesto al colosso bancario, 2 miliardi e 200 milioni di dollari.