Parmalat, si allarga l’inchiesta sull’emissione dei Tanzi-bond

da Milano

L’avviso non è ancora arrivato, ma per l’ex amministratore delegato di Ubm (Unicredit), Pietro Modiano, e per l’ex amministratore delegato di Caboto (Banca Intesa), Giovanni Gorno Tempini, l’avviso di garanzia e la richiesta di rinvio a giudizio sarebbe solo questione di giorni. L’accusa sarebbe di concorso in bancarotta fraudolenta nel crac Parmalat. Secondo quanto pubblicava ieri Repubblica i pubblici ministeri di Parma, Vincenzo Picciotti e Antonella Ioffredi, avrebbero praticamente concluso l’inchiesta che tocca numerosi nomi del mondo bancario. La vicenda che porterebbe a Modiano e Gorno Tempini è quella dell’emissione di bond per 1.870 milioni di euro che furono collocati non solo presso investitori istituzionali, ma anche presso il piccolo risparmio. Ubm e Caboto erano a guida del collocamento.
Una vicenda da cui tuttavia Modiano, oggi direttore generale del Sanpaolo Imi, si chiama fuori: «Ho sempre svolto il mio lavoro con piena correttezza e totale rispetto delle regole - ha dichiarato al Giornale -, la mia coscienza è perciò del tutto tranquilla. Non aspetto altro che chiarire la mia posizione con la magistratura, nella quale ho la massima fiducia».
A parere dei magistrati i numerosi personaggi del mondo bancario coinvolti nella vicenda avrebbero di fatto favorito le manovre di Fausto Tonna, ex direttore finanziario della Parmalat, che fino all’ultimo avrebbe nascosto la reale situazione del gruppo di Collecchio. In questo caso, Ubm e Caboto avrebbero collocato i bond senza tenere conto della gravità della crisi Parmalat e del rischio di insolvenza che si andava profilando. Tra i personaggi coinvolti nelle scorse settimane dai magistrati c’è anche Cesare Geronzi, presidente di Capitalia, che era stato sospeso dalla carica per due mesi e che solo recentemente ha potuto riassumere le sue funzioni.
Secondo l’accusa dei magistrati, i bond emessi sul mercato sarebbero solamente serviti a prolungare l’agonia di una società i cui conti non offrivano più alcuna possibilità di ripresa. In altri termini i risparmiatori sarebbero stati invogliati ad acquistare dei titoli che la Parmalat non sarebbe stata in grado di rimborsare. Resta da verificare fino a che punto si spinge la responsabilità delle banche che hanno sempre addebitato ai vertici Parmalat, e in particolare a Tonna, la colpa di quanto avvenuto.
Tutta la vicenda dovrebbe confluire in due udienze preliminari: una relativa ai manager bancari, mentre Calisto Tanzi dovrebbe presentarsi il 5 di giugno.