Parmalat, Tanzi attacca le banche

Comparsa a sorpresa in aula dell’ex patron del gruppo: « Non eravamo noi a gestire i bond». Udienza preliminare aggiornata al 10 luglio

Enrico Lagattolla

da Milano

Cinque dvd per chiarire le ombre del crac Parmalat. All’auditorium Paganini arriva Calisto Tanzi. «Sono qui, sto bene». Il secondo atto dell’udienza preliminare a carico di 64 imputati per il fallimento del gigante di Collecchio si chiude con le parole del grande accusato. Che passa dall’altra parte della barricata. «Mi aspetto che in questo processo venga stabilito il ruolo avuto da altri soggetti nella crisi di Parmalat, così come dimostrato dai documenti che sono stati presentati oggi in aula». Cinque dvd, appunto, che contengono i documenti relativi all’inchiesta sugli istituti di credito indagati per concorso in bancarotta fraudolenta, e che proverebbero le reali responsabilità nel fallimento del colosso alimentare. «Per quanto riguarda i bond non c’entra la Parmalat, ma chi li ha venduti», attacca Tanzi. Tradotto, non è stata Collecchio ad affondare il piccolo risparmio. Sono state le banche.
Il patron ne è convinto. «È indispensabile per l’accertamento della verità che vengano acquisiti questi atti, in cui si spiegano i rapporti tra le banche e la Parmalat». Non fa nomi, Tanzi. Non dice Capitalia e Cesare Geronzi, Bank of America, Citibank, Crédit Suisse First Boston, Ubs, Ubm, Deutsche Bank, Nextra (tra le altre), gli istituti su cui la Procura di Parma ha a lungo indagato. Non ce n’è bisogno, al momento. Ma il suo legale, l’avvocato Gianpiero Biancolella, rincara la dose.
«Noi chiediamo a voce altissima che coloro che sono stati individuati dalla Procura come concorrenti per i medesimi fatti si trovino nella stessa aula, se ne verrà richiesto il rinvio a giudizio. È un’istanza che abbiamo formulato espressamente e metteremo per iscritto». Starà al gup Domenico Truppa decidere a riguardo. Dunque, da un lato l’azienda reale, dall’altro il mostro che ha partorito 10 miliardi di obbligazioni fallimentari. Da una parte il gruppo di Collecchio «che sta andando avanti - insiste Tanzi -, sta continuando, e ai consumatori chiedo di continuare a consumare», dall’altra i 135mila risparmiatori che nel dicembre 2003 hanno visto evaporare i propri investimenti nel giro di pochi giorni. «Non ci attendiamo il perdono della giustizia, ma i bond non li gestiva Parmalat».
L’udienza preliminare ricomincerà il 10 luglio, quando gli avvocati spiegheranno la loro eventuale opposizione all’ammissione delle oltre 33mila parti civili. «Ci sono problematiche molto serie - osserva ancora Biancolella - perché molti soggetti hanno aderito al concordato cedendo quelli che erano i diritti rappresentativi della loro azione». Ma anche ieri di risparmiatori fuori dall’auditorium se ne sono visti pochi. Chi c’è, racconta degli investimenti bruciati nel default, e delle banche che «ti consigliavano di prendere anche i bond argentini - ricorda uno di loro - perché tanto l’Argentina non sarebbe mai fallita». Rabbia, molta. «Tanzi ha chiesto perdono? Non glielo darò mai!».