Parmalat, Tanzi chiede il patteggiamento a Milano

La richiesta di 2 anni e 8 mesi Ma la procura è contraria

da Milano

L’ex patron di Parmalat Calisto Tanzi ha chiesto di patteggiare a 2 anni e 8 mesi la pena per aggiotaggio nell’ambito del crac della società di Collecchio, ma la procura di Milano è contraria alla richiesta. Lo ha riferito il suo legale, Giampiero Biancolella, aggiungendo però che «prima o poi verrà riconosciuto che il contributo dato da Tanzi, sia pure solo in una forma morale, è comunque una forma di risarcimento». Peraltro Tanzi aveva già chiesto a Milano un patteggiamento di due anni e mezzo, che non aveva ottenuto il parere favorevole della procura. E anche a Parma, dove si svolge il filone principale del procedimento sul crac del colosso alimentare per associazione a delinquere e bancarotta fraudolenta, l’ex patron ha chiesto un patteggiamento a 5 anni, respinto dai pm.
Ma Tanzi non è un caso isolato: ieri a Milano hanno chiesto il patteggiamento anche Mario Brughera, ex-presidente del collegio sindacale di Parmalat, Piero Alberto Mistrangelo, ex-membro del cda, Paola Visconti, nipote di Tanzi ed ex-membro del cda, Andrea Petrucci, ex-dg di Parmalat finanziaria, Massimo Nuti e Oreste Ferretti, ex-sindaci effettivi, Giuseppe Rovelli e Adolfo Mamoli, ex-revisori di Deloitte&Touche, Maurizio Bianchi, ex-revisore Grant Thornton. Una raffica di richieste «inammissibili» secondo i legali delle parti civili. Solo Lorenzo Penca, ex-revisore di Grant Thornton, ha invece dichiarato di «voler andare fino in fondo».
L’udienza è stata comunque aggiornata al 31 maggio, quando il collegio deciderà sull’ammissibilità dei patteggiamenti, che è stato possibile ripresentare nonostante fossero tecnicamente già scaduti i termini poiché i pm hanno formulato una contestazione supplettiva delle aggravanti, suscitando le critiche degli avvocati di parte civile. «Non ci sono le condizioni di legge per la contestazione supplettiva», ha detto l’avvocato Carlo Grosso, che rappresenta circa 32mila risparmiatori. E per l’avvocato Alessandro Gamberini, che ne rappresenta altre centinaia, «la proposta dei patteggiamenti è insultante». Una tesi respinta dal pm Francesco Greco: sono già stati accolti «diversi patteggiamenti - ha detto - in fase di udienza preliminare senza che nessuna parte civile sollevasse problemi etico-morali analoghi a quelli sollevati oggi». Intanto, il gruppo Parmalat ha ceduto per 32,5 milioni i marchi Pomì, Pomito e Pais agli agricoltori dei consorzi Casalasco e Cio, che hanno creato la società Boschi Food & Beverage, dando vita così a un gruppo leader nella fornitura del pomodoro e derivati.