Parmalat, Tanzi portato in carcere La giustizia italiana sempre anomala...

Il sostituto pg di Milano ha rigettato il ricorso dei legali dell'ex patron dell'azienda di Collecchio e ha deciso di<strong><a href="/cronache/parmalat_giudice_non_aspetta_arrestato_tanzi/economia-arresto-carcere-tanzi-parmalat/05-05-2011/articolo-id=521206-page=0-comments=1" target="_blank"> eseguire immediatamente la condanna a otto anni e un mese</a></strong> per aggiotaggio resa definitiva ieri dalla Cassazione. In attesa della scarcerazione per sopraggiunti limiti di età o per un nuovo malore

"I sali! Presto, i sali!". E' mancato solo questo, l'appello al maggiordomo che faceva irruzione nelle commedie di fine Ottocento quando la contessa fingeva lo svenimento, nel capitolo finale della saga di Calisto Tanzi. Ieri, quando la Cassazione aveva reso definitiva la prima delle sue condanne, Tanzi aveva accusato un malore, nel confort della sua villa di Fontanini di Vigato, alle porte di Parma: malori ricorrenti, per il Cavaliere, in tutte le fasi più aspre del suo percorso processuale. Ogni qualvolta sentiva appropinquarsi il rendiconto, il fondatore di Parmalat vedeva bruscamente riacutizzarsi la misteriosa patologia che lo affligge dal dicembre del 2003, quando finì per la prima volta in cella. E che, quasi sicuramente, anche questa volta gli consentirà di limitare al minimo le sue sofferenze carcerarie. Il malore non è bastato. La Guardia di finanza oggi ha prelevato Tanzi e lo ha portato in carcere. Giustizia è fatta, ma per poco (e per uno solo, si potrebbe aggiungere: ma questo è un altro paio di maniche). Lenta e inesorabile come sa esserlo solo la giustizia italiana, la macchina giudiziaria traduce oggi in concreto la condanna per aggiotaggio - ovvero per le balle sesquipedali raccontate ai risparmiatori di tutto il mondo, al fine di rifilar loro i bond spazzatura di Collecchio - inflitta al Cavaliere Bianco, come Tanzi veniva chiamato nei sui anni ruggenti. E non si capiva se il bianco era il colore del latte, su cui aveva costruito il suo impero, o quello della Balena Bianca, la vecchia e poderosa Dc di Ciriaco De Mita che di quell'ascesa aveva costituito la stampella politica. La condanna per aggiotaggio si è assottigliata strada facendo: tredici anni in primo grado, dieci in appello, otto in Cassazione. Adesso però bisogna iniziare a scontarla. Un weekend, al massimo una settimana: poi il tribunale di sorveglianza di Reggio Emilia dovrà decidere sull'istanza dei difensori di Tanzi di assegnazione agli arresti domiciliari, per rispetto verso i settantadue anni del condannato e della sua cartella clinica. Non è automatico, non è un diritto acquisito l'ottenimento dei domiciliari: ma in Italia gli ultrasettantenni che se li vedono respingere sono assai pochi, Totò Riina e pochi altri. Tanzi quindi da stasera rivede il sole a scacchi ma con la fondata speranza che l'espiazione si riduca a poca cosa: e che il resto della pena possa scorrere tra i faggi della villa, miracolosamente intestata alla moglie e quindi sfuggita a sequestri e confische. Il villone di Fontanini, e non l'inospitale cella di Parma, sarà il vero carcere di Tanzi, per gli otto anni inflitti ieri e per gli altri che lo attendono quando diverrà definitiva anche la condanna per bancarotta. Certo, se si pensa all'americano Madoff, chiuso in carcere a vita con buona pace dell'età avanzata, il trattamento concesso a Tanzi sembra indulgente: anche perchè del tutto teorico è il risarcimento, 108 milioni, che la Cassazione ha riconosciuto alle sue vittime, e che invece dal nullatenente Cavaliere non vedranno il becco di un quattrino. Nè lo vedranno, a quanto pare, dalle banche che quei bond spazzatura hanno rifilato al mondo, e che appena pochi giorni fa si sono viste assolvere a Milano da ogni responsabilità nel disastro di Collecchio. Dei veri conti di Tanzi e Tonna, degli affidavit truccati con lo scanner, dei buchi di bilancio cammuffati da benessere, i colossi mondiali del credito non sapevano - dice la sentenza milanese - assolutamente nulla, e dei pasticci di Parmalat sono da considerare vittime alla stregua dei novantamila cittadini qualunque fregati dal cavalier Calisto. Anche questo, insieme al carcere-lampo di Tanzi, è un aspetto della via tutta italiana alla giustizia per i crimini dei colletti bianchi.