Parmalat, il Tribunale dice no alla richiesta di patteggiamenti

Milano - Niente patteggiamenti, a Milano, per la vicenda del crac Parmalat. A dieci giorni dalla richiesta avanzata da Calisto Tanzi e da altri nove imputati (questi con il consenso dei Pm, mentre l’ex patron di Collecchio no) il Tribunale, presieduto da Luisa Ponti, ha decretato «l’inammissibilità» del rito speciale disponendo, invece, la prosecuzione del giudizio, la cui prossima udienza è fissata al 19 di giugno. A spingere i magistrati verso il diniego ai patteggiamenti - una «decisione tecnica» basata su pronunce della Corte di Cassazione e su cui «non si può dire nulla» secondo il Pm, Francesco Greco - la mancanza di nuove circostanze di reato capaci di modificare, in maniera sostanziale, il quadro originario di accusa e, quindi, di permettere un ricorso a riti speciali per altro già esperibili nel corso delle fasi preliminari al dibattimento.
«Nell’ipotesi di contestazione, sia pur tardiva, di aggravanti - si legge infatti nell’ordinanza del Tribunale - l’imputato non ha ragione di svolgere nuove valutazioni in ordine all’obiettiva sussistenza del reato contestato, giacchè questo rimane il medesimo». Pertanto, viene osservato ancora dai giudici, nessuna delle aggravanti «giustifica, anche in astratto, una riponderazione del complessivo quadro accusatorio da parte degli imputati in termini di convenienza o meno dell’accesso al rito speciale rispetto a quanto, i medesimi, già avevano potuto fare in sede di udienza preliminare». Parole che hanno fatto rotolare una pietra sopra alle richieste degli imputati - persino «l’argomento della ragionevole durata del processo, oggi assunta a rango costituzionale, non pare decisivo» al riguardo - e strappato entusiasmo ai difensori di parte civile e alle associazioni a difesa dei consumatori presenti sin dalla prima mattinata, in alcune decine, fuori dal palazzo di giustizia milanese.
Con la pronuncia del Tribunale, ha osservato Renato Palmieri, legale della Camera di commercio di Milano, «ci siamo risparmiati una brutta figura a livello internazionale. La nostra finanza - ha aggiunto - viene vista poco seria all’estero: questo processo vuole evidenziare che le regole ci sono e vanno rispettate». A giudizio di Carlo Federico Grosso, avvocato di 32mila possessori di bond, invece, «si tratta di un’ importante decisione di legalità e di giustizia che evita l’irrisione di pene ridicole inflitte agli imputati del più grave scandalo finanziario italiano». Mentre per i piccoli risparmiatori, ha osservato Giacinto Brighenti, presidente di Federconsumatori Lombardia, ora serve un procedimento «risarcitorio».