Parmigiano e lamette i più rubati dagli italiani

Lo rivela uno studio condotto in centinaia di supermercati. Ogni Paese ha le sue preferenze: nel Nord Europa sparisce il caffè

Giuseppe Marino

da Milano

Girano tra gli scaffali, scelgono la merce che preferiscono e la portano via. Ma alla cassa il conto lo paghiamo noi: gli ipermercati assaltati dai taccheggiatori sono costretti a riversare sui clienti il costo delle perdite causate dai furti. In media un sovrapprezzo di 50,91 euro l’anno per ogni consumatore italiano, calcola un’ampia ricerca fatta dall’inglese Center for retail research. Il «Barometro europeo dei furti nella grande distribuzione» è uno studio, commissionato dalla multinazionale dei sistemi di sicurezza Checkpoint System, svolto in oltre 28mila supermercati di 24 Paesi europei. «Dalla ricerca - spiega Joshua Bamfield, direttore del Crr - emerge che nel 2006 tra la merce inventariata e quella venduta c’è un ammanco pari a 29 miliardi di euro». Nella sola Italia sparisce nel nulla merce per 2,6 miliardi di euro, di cui quasi la metà è dovuto a furti perpetrati dai clienti (il resto è in gran parte opera di dipendenti dei supermercati e in misura minore ai fornitori e a errori d’inventario). E certo il fenomeno è di dimensioni sorprendenti, anche se cala anno dopo anno grazie ai moderni sistemi antitaccheggio. In particolare i chip a radiofrequenza che permettono un pervasivo controllo a distanza della merce su cui sono installati.
Curiosando tra i dati raccolti dal Crr, emerge poi uno spaccato dettagliato dei «gusti» e delle abitudini dei taccheggiatori, e una sorta di ripartizione in categorie dei ladri da centro commerciale. La fascia di età che più spesso ha il vizio di comprare senza pagare è quella tra i 18 e i 25 anni (il 75 per cento ha un’età inferiore ai 30 anni). Tra i giovani i prodotti più tentatori sono profumi, cd e dvd, giochi elettronici. I giorni più a rischio sono anche quelli di maggiore affluenza, il venerdì e sabato. L’8 per cento di chi ruba si presenta comunque alla cassa per pagare regolarmente altra merce.
A proposito di categorie, innanzitutto ci sono i professionisti del furto, quelli che mirano a merci allo stesso tempo facili da nascondere e che offrono una buona remunerazione. Si tratta, spiega Bamfield, di vere e proprie bande organizzate, che si spostano da località a località per non farsi riconoscere dal personale di sorveglianza, e sottraggono grandi quantità di merci. A questa categoria corrispondono perfettamente le prime due voci della top ten dei furti: lamette da barba e cartucce d’inchiostro per le stampanti. Per le lamette i numeri sono incredibili: una confezione su cinque in vendita viene rubata. «I gestori dei supermercati non parlano volentieri di questi temi - sussurra Bamfield - ma non è un caso che gli scaffali delle lamette quasi sempre siano posizionati proprio sotto gli occhi delle cassiere».
In crescita anche i furti di necessità, che si traducono in crescenti svuotamenti di scaffali nel settore alimentari. A necessità diverse risponde invece il furto classico delle casalinghe: profumi e cosmetici, rubati per procurarseli senza pesare sul precario bilancio familiare. In generale le donne risultano in maggioranza tra i pizzicati con le mani nello scaffale. Una curiosa abitudine rilevata di frequente è quella della signora che compra un abito firmato e poi intasca l’accessorio. Come dire: spendo tanto, ho diritto a un regalino...
E i giovanissimi? In genere l’età minima nel mondo dei taccheggiatori è 15 anni. «Età in cui - spiega lo studioso - si prediligono le merci “proibite”: alcolici, profilattici, riviste ad alto contenuto erotico».
Naturalmente, Paese che vai, merce rubata che trovi. Se in Italia i non professionisti del taccheggio preferiscono il Parmigiano reggiano, nei Paesi nordici d’Europa la merce più rubata è il caffè. Vanno, è il caso di dirlo, a ruba a Nord anche gli alcolici. E per i negozianti è una iattura. Per recuperare il costo di una bottiglia di whiskey rubata, bisogna venderne 17.