Parodi, una presa in giro cara come il fuoco

Paolo Marchi

nostro inviato ad Aulla

Caprigliola è un delizioso borgo tra Aulla e Santo Stefano Magra che va visitato per le suggestioni che regala, a patto di evitare il suo ristorante blasonato. Non che da Parodi i piatti siano cattivi, non foss’altro perché il mare è autentico, è tutto il resto che non funziona, soprattutto la sorpresina del conto. Per mangiare e bere sono pronto a pagare anche cifre folli, però voglio deciderlo io, in anticipo, e non il ristoratore a posteriori. Sì perché Parodi Giuliano (in cucina sua moglie Silvana) non solo non mostra mai uno straccio di menu con i prezzi (cosa che dovrebbe fare per legge), ma quando glielo si fa notare se ne esce con uno scandaloso «le ho forse fatto spendere troppo?».
Un mito: discorsi su discorsi sull’Italia abbandonata dagli stranieri, sull’italiano che fatica ad andare al ristorante e sui ristoratori che faticano a riempire i tavoli, e in provincia di La Spezia c’è uno stellato Michelin (vergogna!) che chiede quello che gli pare, immagino in base ai coperti (meno sono più si paga?) e all’immagine che emanano i clienti (mangioni = spendoni?).
Quattro persone, stesso numero di piatti ognuno: tre antipasti tra il discreto (salati gamberi avvolti nel lardo croccante) e il buono (tortino polpo e patate, zuppetta di moscardini), un buon secondo (gamberi rossi all’ischitana, dentice ai porcini o sanpietro con petali di cipolla di Tropea) e un dessert (tutti banali, sorvolo). Nei bicchieri uno champagne rosé allo stesso prezzo, lo stesso a parole, del Ferrari Rosé, ordinato ma esaurito (per davvero o ad arte?).
Morale, per un «pasto a prezzo convenuto», una spudoratezza perché subito e non certo convenuto, 135 a testa. A parte che se si chiede di assaggiare i tre antipasti elencati a voce non si portano tre porzioni intere, ma si calibrano le dosi a mo’ di menù degustazione, attendo ancora di sapere quali fattori concorrono a formare questo totale da barzelletta. Ma anche davanti al conto più limpido di questo mondo, me ne sarei uscito lo stesso di pessimo umore per l’untuosità del patron, uno che definisce i suoi piatti «prelibatezze con baciamano», che chiede gli siano «palesati» i nostri gusti (e perché lui non palesa i suoi prezzi?), uno a cui chiedi dei funghi alla genovese e ti risponde sprezzante «no, mia moglie non è genovese», salvo poi portarti una quasi cruda millefoglie di patate e porcini. Su tutto, uno che parla un mellifluo, delirante italo-francese, salvo dare disposizioni in cucina con schietto timbro ligure. Come direbbe Totò, ma mi faccia il piacere... Pernacchia, maestrooo.
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