Ma la parola d’ordine è: «Dimenticare Romano»

Programma breve: «Sarà un settimo di quello dell’Unione». Infrastrutture, crociata contro il «partito dei veti»

da Roma

Il primo segno di discontinuità, Walter Veltroni lo ha voluto dare nella quantità. Una presa di distanza dal programma dell’Unione, che assomigliava al volume di un enciclopedia, non tanto per la conoscenza che conteneva, quando per numero di pagine: 281. Enrico Morando, l’esponente liberal che ha stilato il testo da proporre agli elettori, ha avuto un mandato tassativo. Poche pagine. Il risultato consiste in sessanta pagine dattiloscritte, i cui contenuti sono quelli già illustrati da Veltroni all’assemblea costituente del Pd, i 12 punti «per cambiare l’italia».
Un risultato che Veltroni, spiazzando un po’ di colleghi di partito, ha subito voluto rivendicare: «Il nostro programma - ha detto ieri - sarà un settimo, o anche un ottavo, di quello della scorsa legislatura. Un programma di 280 pagine serviva per cercare di tenere insieme quello che, dal punto di vista razionale, difficilmente poteva stare insieme».
Una necessità più che una scelta, quella della sintesi. Così come una necessità è stata quella di dare un segnale preciso all’esterno: niente sarà uguale a prima, potrebbe essere la sintesi dei 12 punti di Veltroni. Diventa così un punto politico, quindi, un impegno scontato, come quello del calo della spesa pubblica. Un modo per dire che il Pd, se dovesse vincere le elezioni, non cercherà, come ha fatto il governo di centrosinistra, le risorse solo dal capitolo entrate, siano esse dovute alla lotta all’evasione o a un inasprimento della pressione fiscale. Passato da nascondere sotto il tappeto anche nel capitolo infrastrutture. E qui Veltroni ha gioco facile nell’attaccare il partito dei «veti». Se non sono stati fatti i rigassificatori, l’alta velocità e gli inceneritori, insomma, la colpa è solo della sinistra Arcobaleno, che nel Pd considerano ormai una sorta di bad company.
O almeno, quasi tutto, visto che ieri Veltroni si è trovato a rendere conto dello smarcamento di Antonio Di Pietro sull’assetto radiotelevisivo. «Il programma sarà sottoscritto anche da Di Pietro. E le cose che si dicono lì sono quelle che valgono», ha assicurato ieri il candidato del centrosinistra. Parole che, 20 mesi fa, pronunciò anche Prodi.