Parola d’ordine: tornare a generare soddisfazioni

Nei sei mesi che hanno rivoluzionato i mercati finanziari, e cioè dal primo settembre 2008 al 28 febbraio 2009, le Borse mondiali hanno perso in media il 34,9% (indice Morgan Stanley capital international world convertito in euro) mentre Piazza Affari ha lasciato sul parterre addirittura il 46,9% (indice S&Pmib). Nello stesso periodo l’indice generale dei fondi comuni italiani ha segnato un -4,23%: l’indice dei prodotti a indirizzo azionario è arretrato del 32,9% (quindi un po’ meno rispetto agli indici di Borsa), quello dei bilanciati ha fatto -11,9% e quello dei flessibili -10,4%. Si sono salvati, soltanto i fondi obbligazionari (1,02%) e i fondi di liquidità (1,04%). Osservando più nel dettaglio all’interno della categoria degli obbligazionari, si possono però notare profonde divergenze di rendimento.
Infatti, chi aveva in portafoglio i fondi obbligazionari area dollaro (+16,51% nei sei mesi) o area yen (+23,2%) avrebbe potuto beneficiare del forte apprezzamento delle valute americane e giapponesi rispetto all’euro. Allo stesso modo, i sottoscrittori di fondi obbligazionari governativi internazionali (+8,69% il rendimento medio del semestre) nei cui portafogli i titoli in dollari e in yen rappresentano circa i due terzi del totale. Al contrario non possono dirsi certo soddisfatti i possessori di fondi obbligazionari misti (meno 1,64%), quelli dei fondi corporate bond (meno 7,57%) e, soprattutto, i sottoscrittori di fondi specializzati sulle obbligazioni convertibili (meno 17%).
Quello che le medie inoltre non rivelano è che alcuni fondi sono stati capaci di generare, in questo semestre difficile per i mercati finanziari, performance interessanti senza tuttavia essere specializzati su valute. Stiamo parlando, per esempio, di tre fondi della scuderia Ubi Pramerica, la società di gestione del gruppo Ubi Banca: Ubi Pramerica active duration (7,53% nel semestre), specializzato nel modificare il valore della scadenza media dei titoli obbligazionari in portafoglio, Ubi Pramerica Total Return Prudente (5,54%), comparto a rendimento assoluto che investe in ogni tipo di titolo obbligazionario o monetario, e Ubi Pramerica Total Return Bond Cedola (4,62%), che oltre all’obiettivo di generare un rendimento positivo annuo distribuisce due cedole l’anno. Bene, nel semestre, anche i fondi ispirati a principi etici come Bnl per Telethon (3,16%) di Bnp Paribas, Eurizon obbligazionario etico (2,62%) di Eurizon Capital, Etica valori responsabili obbligazionario misto (2,12%) di Etica sgr. Allo stesso modo si sono distinti due prodotti di Aletti Gestielle a rendimento assoluto, Gestielle total return obbligazionario (2,99% nei sei mesi) e Gestielle cpi total return obbligazionario (2,37%). Quest’ultimo ha l’obiettivo di offrire un rendimento positivo superiore al tasso di inflazione annuo: lo stesso obiettivo che si propone di conseguire il gestore del fondo Ritorni Reali (2,65% nel semestre) di Gesti re sgr.
Insomma, una pattuglia di fondi che, senza investire in azioni, ha saputo generare dei buoni rendimenti anche in tempi difficili per le Borse. È anche per questa ragione importante notare che molti di essi sono fondi di nuova generazione, ovvero lanciati negli ultimi anni e in grado di adottare le nuove normative comunitarie, quelle derivanti dalla cosiddetta Ucits III, che consente un più ampio uso di strumenti da inserire in portafoglio e di più rigoroso controllo del rischio. Una conferma che i fondi comuni non sono affatto destinati a estinguersi come qualcuno profetizza: devono, semmai, ritrovare la strada per generare soddisfazioni ai sottoscrittori sia in termini di rendimento e sia anche sul versante dei costi.