La parola «dimissioni» sulla bocca di Villepin

da Parigi

«Aspettiamo il Consiglio costituzionale che domani comunicherà le sue dimissioni», dice uno stralunato e imbarazzatissimo Dominique de Villepin nel caos dell'emiciclo dell'Assemblea nazionale, mentre dai banchi dell'opposizione volano parole non proprio gentili nei suoi confronti. Anche Freud ci ha messo lo zampino, dimostrando che quella fatidica parola - «dimissioni» - circola come un incubo nella mentre del primo ministro. Mentre si rivolgeva ai deputati a proposito del Conseil constitutionnel, Villepin intendeva alludere alle «decisioni» e non certo alle «dimissioni» dei nove saggi che compongono questo organo. Ma - supremo lapsus freudiano - la parola da lui utilizzata dal microfono dell'Assemblea è stata proprio «dimissioni». Che incubo!
In mattinata c'è stata all'Eliseo la consueta riunione settimanale del Consiglio dei ministri, presieduta come sempre dal presidente Jacques Chirac. Poi capo dello Stato e primo ministro hanno parlato tra loro per circa un'ora sul come affrontare una crisi che li ha già messi in serissime difficoltà. La legge che istituisce il Cpe -. Contratto che autorizza il libero licenziamento dei giovani di meno di 26 anni assunti in base a questa riforma - non piace assolutamente ai francesi, che ne auspicano il ritiro. Chirac sembra pronto a sacrificare il Cpe e - se necessario - anche la carriera politica del suo amico Villepin, la cui popolarità è scesa, stando a un sondaggio pubblicato ieri, al 29% (il suo minimo): in questo mese è calata di 7 punti, in febbraio di 11. Di qui quell'idea delle dimissioni, che circola in questo momento di inevitabili decisioni.
Chi non ha alcuna voglia d'attendere la decisione del Consiglio costituzionale sono le organizzazioni sindacali e studentesche, reduci dal successo della giornata nazionale di protesta del 28 marzo: ben oltre un milione di persone (forse due e forse persino tre) nelle strade per chiedere il ritiro puro e semplice della legge sul Cpe. Ieri mattina gli studenti hanno manifestato nuovamente bloccando le strade del nord-ovest e causando notevoli disagi al traffico diretto a Rennes, Nantes, Brest e Lannion. Nel pomeriggio i promotori della protesta si sono nuovamente riuniti, decidendo di battere il ferro finché è caldo: una nuova giornata di scioperi (soprattutto nel settore dei servizi pubblici) e di manifestazioni è stata indetta in tutta la Francia per martedì prossimo 4 aprile.