Parola di Obama: "Cambiare governo? Non risolverà i problemi italiani"

Il presidente Usa: "Lavoriamo a fianco dell’Europa per rafforzare la crescita". E dal G20 esce un documento con i sei punti per rilanciare l’economia mondiale

nostro inviato a Cannes

Gli Stati Uniti non credono che in Italia sia necessario un cambio di governo per accelerare verso l'uscita dalla crisi. Il presidente Barack Obama lo fa dire al suo vice consigliere alla sicurezza nazionale, Ben Rhodes. È una dichiarazione importante, lontana mille miglia dalle polemiche nostrane su dimissioni e discontinuità. Gli americani sono pragmatici e vanno subito al sodo.
A Cannes per i lavori del G20, il capo della Casa Bianca riconosce che «l’Europa ha compiuto importanti passi avanti per risolvere la crisi finanziaria» e garantisce che «gli Stati Uniti continueranno a lavorare a fianco dell’Europa per raggiungere un solo obiettivo: rafforzare la crescita globale».

Non c'è più tempo da perdere, dice convinta la Casa Bianca. L'Europa deve agire con rapidità. A Washington piace l’accordo sul piano anticrisi raggiunto il 27 ottobre scorso. Obama chiede maggiori dettagli. Esso «va attuato in maniera piena e decisa, per assicurare la stabilità della zona euro e del sistema finanziario mondiale», ha detto il presidente americano dopo aver incontrato separatamente il collega francese Nicolas Sarkozy e il cancelliere tedesco Angela Merkel, gli interlocutori privilegiati degli Stati Uniti in questa fase.

Grecia a parte, restano le preoccupazioni per Spagna e Italia, economie di tutt’altro peso rispetto a quella di Atene. Gli Stati Uniti, per bocca del consigliere Rhodes, chiedono all’Eurozona di compiere «passi chiari», di innalzare una «barriera anticendio» perché il contagio ellenico non raggiunga i Paesi più esposti.
E alla domanda se Washington tema un’eventuale caduta del governo guidato da Silvio Berlusconi, lo stesso Rhodes ha risposto: «Per l’Italia vale il discorso della Grecia. Se ci sono cambiamenti di governo non cambiano i problemi del Paese».
Lavorare per la crescita, rafforzare la ripresa: è questa la parola d’ordine al vertice di Cannes. Gli Stati Uniti, l’Europa, la Cina e le economie emergenti stanno lavorando a un documento in sei punti per consolidare le basi del rilancio. Le tensioni finanziarie nell’Eurozona preoccupano i Grandi, ma l’allarme è molto più esteso. «L’economia globale è entrata in una nuova e difficile fase», si legge nella bozza finale del documento che sarà ufficialmente presentato oggi. «La domanda globale si è indebolita», mentre aumentano «i rischi di ribasso in crescita e il calo della fiducia».

Il documento finale elencherà sei punti vincolanti per i membri del G20. Essi prevedono aiuti per la ricapitalizzazione delle banche, l’impegno dei governi europei per l’abbassamento del debito, la riduzione delle riserve in valuta straniera per i Paesi con cambi meno flessibili, l’impegno per le economie in surplus di bilancio di puntare sulla domanda interna. Il riferimento è alla Cina. Il ruolo e gli impegni da chiedere al colosso asiatico restano al centro delle discussioni dei Grandi e rappresentano il vero punto interrogativo sull’efficacia di questo vertice di Cannes. C’è incertezza sui paragrafi dedicati allo sforzo chiesto a Pechino per bilanciare la domanda attraverso i consumi interni e promuovere una maggiore flessibilità del tasso dei cambio.

Ai sei punti per la crescita si aggiungerà la decisione del G20 di aumentare la dotazione del Fondo monetario internazionale, che con le maggiori risorse potrà fare fronte a probabili maggiori impegni per sostenere la crisi finanziaria della zona euro. Erano state le economie emergenti a frenare su questo impegno, in cambio di una maggiore rappresentatività. La mediazione è stata efficace.

Una delle priorità dei Grandi è quella di sostenere il sistema bancario che, è scritto nella bozza al vaglio delle 20 diplomazie, «deve essere adeguatamente capitalizzato e avere sufficiente accesso alla raccolta».

Le Banche centrali continueranno a fornire la liquidità necessaria agli istituti di credito; contestualmente i Paesi si impegnano ad applicare una serie di provvedimenti monetari e di bilancio per assicurare la ripresa.
Queste misure dovranno «mantenere la stabilità dei prezzi nel medio termine e continuare a dare supporto alla ripresa». Altri sforzi sono chiesti per «rafforzare la fiducia, sostenere la crescita e consolidare i conti».