Parola di premi Oscar: «Con questo videogame faremo ancora cinema»

Da Toy Story ai videogiochi, passando per Garfield più umano che fumetto: qual è la differenza per due maghi della sceneggiatura come voi?
Alec: «Vede, in un film si scrive una storia e si chiede a tutti coloro che la guardano di vivere quella determinata avventura. Chi lavora alla sceneggiatura di un film prende tutte le decisioni e la storia deve essere lineare, deve procedere affinchè abbia uno sviluppo e una fine logiche e precise».
Invece nei videogiochi...
Alec: «Invece in questo caso ogni singolo giocatore scrive la sua personale versione di una storia più grande. Questo significa che lo sceneggiatore non può prendere tutte le decisioni: è impossibile e nemmeno lo vorrebbe».
Joel: «E nel caso di Skylanders, si tratta di un gioco rivoluzionario perchè tu, che sei il giocatore, entri a far parte di una storia più grande, mentre gli Skylanders nella tua stanza sono di fatto parte di una storia che solo con il tuo aiuto può svilupparsi. Così si crea un ponte tra la nostra realtà, il nostro mondo e la realtà virtuale».
Per voi dunque un lavoro diverso.
Alec: «In parte. Noi vogliamo è incoraggiare il giocatore a esplorare il gioco e fare in modo che il giocatore stesso si senta parte integrante del viaggio e della storia. Nella domanda iniziale si parlava specificatamente di Toy Story e di Garfield e in entrambi i casi avevamo a che fare con personaggi molto forti. Ecco: Buzz Lightyear era un personaggio forte, di grande carisma, e Garfield, che era stato creato da Jim Davis, era già famoso tramite Tv, libri e giornali da oltre 25 anni».
Ma in Skylanders il personaggio forte non c’è...
Alec: «È vero, però ci sono i personaggi e per noi l'elemento chiave di tutto è sempre stato quello. E in particolare l'abilità o di crearli, come nel caso di Toy Story e adesso di Skylanders, oppure, come nel caso di Garfield, di saperlo capire nelle sue problematiche e nella sua psicologia. Per esempio Garfield era pigro, era grasso, amava mangiare lasagna e farsi coccolare... così è più facile»
E quindi?
Alec: «Quindi ci piace credere che in Skylanders le funzioni e le capacità dei personaggi siano chiare e che gli Skylanders siano divenuti “personaggi” così come sono ora nel gioco. Questo è stato per noi un punto chiave della narrazione: dare loro un passato, raccontare la loro storia precedente al gioco, da dove sono venuti, e il chi, cosa e perché da cui tutto è partito».
Skylanders è anche il primo gioco che fa entrare i bambini reali dentro il virtuale: può diventare un aiuto per stimolare la fantasia?
Joel: «Assolutamente! Credo che qualsiasi nuova tecnologia che venga creata o sviluppata ingeneri nuovi modi di sfruttarla e quindi nuovi modi di raccontare storie. Intendo dire che negli ultimi tempi abbiamo visto tecnologie che consentono ai personaggi di apparire su device come Ipod, Ipad, Iphone o altri congegni mobili fino agli schermi di ultima generazione. E questo significa che è nato un modo completamente nuovo di raccontare storie».
Una svolta che unisce il cinema ai videogame.
Joel: «L'elemento chiave per noi è che la storia si traduca in una narrative originale e se riesci a fare questo non ci sono più limiti».
Dite la verità: avreste scommesso sul successo di Toy Story?
Alec: «Assolutamente si: parlavamo proprio recentemente tra di noi di quanto siamo stati fortunati ad essere stati partecipi di un'esperienza come quella».
E quindi scommettereste allo stesso modo sul successo di Skylanders...
Alec: «Quando abbiamo iniziato, era i primi Anni Novanta, ci trovavamo in una situazione simile ad oggi perché si iniziava a parlare di tecnologie che non si erano mai viste prima. Allora si parlava di realizzare il primo film in tecnologia CGI e le idee su cosa questo fosse o significasse non erano totalmente chiare nemmeno a noi... poi questo è stato fatto e ha generato un nuovo brand nell'entertainment».
Joel: «Mi piacerebbe pensare che andando avanti, questo possa essere l'inizio di una nuova ondata di videogiochi che hanno anche più a che fare con il nostro mondo fisico».
Insomma: sarà un successo...
Alec: «Di sicuro noi proviamo le stesse emozioni di allora adesso con Skylanders. La tecnologia che Toys for Bob e Activision hanno sviluppato è qualcosa di completamente nuovo, la possibilità di vivere il gioco intergrandosi con un giocattolo o una serie di giocattoli è una cosa nuova, un nuovo modo di giocare. Ci sono molte opzioni e possibilità di scelta per i bambini che non hanno mai avuto prima d'ora. E per questo pensiamo che Skylanders possa essere almeno altrettanto grande».
Pronti per un nuovo Oscar?
Alec: «Chissà... Però una delle cose più gratificanti di Toy Story è che quando arriva Halloween vedi i bambini mascherati da Woody o Buzz bussare alla tua porta per chiedere i dolcetti. La verità è che speriamo che tra 1 o 2 anni il giorno di Halloween i bambini arrivino con i costumi ispirati a uno dei 32 Skylanders. Questo sarebbe davvero emozionante per noi. E un nuovo premio alla carriera...».