Le parole che fecero la rimonta

Secondo alcuni sondaggisti il centrodestra ha superato il centrosinistra: 48,4 a 48,2. Ma ammettiamo pure che questo istituto non abbia ragione, tutti gli altri dicono che il centrodestra ha fatto una notevole rimonta e tuttora non ha interrotto il cammino. Questi sono i dati che stanno generando nel centrosinistra una strana situazione.
Evidentemente la base di consenso su cui il centrosinistra basava le proprie certezze di vittoria non era così stabile come veniva detto ma, piuttosto, abbastanza instabile e incerta. La situazione è aperta e, se il trend è questo, potrebbe anche essere destinata a rovesciarsi radicalmente.
Cos’è successo in queste settimane che hanno visto il centrodestra rimontare nei sondaggi? Sono successe due cose, una nel centrodestra e l’altra nel centrosinistra. Nel centrodestra Silvio Berlusconi, come amici e nemici hanno riconosciuto, è tornato a parlare. Si può essere d’accordo o no con quello che ha detto ma evidentemente la cosa non è dispiaciuta ad una parte di cittadini che ha spostato le proprie intenzioni di voto. Ha raccontato quello che questo governo ha fatto, le difficoltà che ha incontrato a farlo, la situazione nazionale e internazionale che si è trovato di fronte nel 2001, l’intenzione di proseguire sulla strada intrapresa delle grandi riforme. Questo è successo.
Nel centrosinistra sta accadendo una cosa singolare che è il contrario di quanto accadeva nei momenti critici della vecchia Democrazia cristiana. All’avvicinarsi di situazioni critiche il vecchio partito dei cattolici italiani, che certo non si era risparmiato nel creare correnti, si compattava e affrontava in modo unitario le difficoltà cui si trovava di fronte. Ad esempio sotto elezioni. Questo perché evidentemente avevano qualche contenuto che li univa e che faceva da collante più forte, più resistente, di tutto ciò che li divideva. Nella coalizione di centrosinistra sta accadendo il contrario: man mano che si avvicinano le elezioni i partiti si allontanano tra di loro. Ci sono delle differenze, soprattutto nel programma, che non vediamo come possano essere conciliate. Il segretario del partito di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti, ha detto che espellerà di partito il trotzkista Ferrando per le sue affermazioni sugli attacchi alla caserma italiana di Nassirya come episodi di resistenza e non di terrorismo. Ferrando ha detto che non sarà così facile buttarlo fuori. Mettiamo pure che Bertinotti ci riesca, la base che lo vota, buona parte di essa, è d’accordo con Ferrando, non con Bertinotti. Come fanno a farsi dare i voti di questi? E se ci riescono per le elezioni, come fanno a mantenere quella base successivamente, nell’attività di governo? Prendiamo tre casi. La legge Biagi: Rutelli e Prodi sostengono che va modificata, la base di Rifondazione comunista la vede come il fumo negli occhi. Tutto legittimo, per carità; basta intendersi. Secondo esempio: la politica estera. Per molti gli atti di terrorismo iracheno sono atti di resistenza del popolo. Un pensiero come un altro: non si concilia con il pensiero del candidato premier del centrosinistra che è stato anche presidente della Commissione europea che ha considerato la missione italiana di pace come un fatto positivo. Terzo caso: la Tav. Su questo i lettori sanno tutto, anche troppo.
Se a molti esponenti del centrosinistra basta come collante che li unisce la cacciata di Berlusconi, a una parte della base, quasi tutta, che vota Rifondazione comunista e Verdi non basta la cacciata di Berlusconi: vogliono cacciare anche la Tav, la legge Biagi e le missioni italiane di pace all’estero.