Le parole chiave, da «stabilità» a «early warning»

I conti italiani al vaglio di Bruxelles: ecco quali saranno tutti i passaggi

da Milano

La procedura per deficit eccessivo annunciata ieri dalla Commissione Ue nei confronti dell’Italia è prevista dal Patto di stabilità, l’impegno assunto nel 1997 dai 12 Paesi che hanno aderito all’euro per tenere sotto controllo l’andamento dei conti pubblici. I paletti più importante stabiliti riguardano il rapporto del 3% tra deficit e Pil e una percentuale non superiore al 60% nel rapporto tra debito e Pil. Quando un Paese si avvicina al tetto del 3%, la Commissione propone all’Ecofin il lancio di un early warning, che altro non è che un avvertimento preliminare. Con questo cartellino giallo l’Ue raccomanda al Paese membro di riportare il disavanzo al di sotto della percentuale massima consentita. L’early warning può scattare anche nel caso in cui l’inflazione sia considerata troppo elevata (è successo all’Irlanda nel 2001) e può anche venire respinto. Nel febbraio 2002 l’avvertimento nei confronti di Germania e Portogallo venne infatti bocciato dall’Ecofin, così come nel novembre dell’anno dopo lo stesso Ecofin decise di sospendere le procedure nei confronti di Francia e Germania dopo una lunga vertenza con la Commissione Ue.
In caso di sforamento dei limiti, scatta la raccomandazione effettiva. È più che un semplice avvertimento preventivo: è il caveat con cui Bruxelles mette il Paese membro poco virtuoso sotto il cono dei riflettori imponendogli di risanare i conti. Nel caso in cui la raccomandazione venga disattesa e il defict superi per due volte consecutive il tetto del 3%, l’Ecofin può stabilire delle sanzioni pecuniarie che sono calcolate sulla base di uno 0,2% del Pil.
Nel marzo 2005 il Patto di stabilità ha però subìto una riforma, frutto delle pressioni esercitate da alcuni Paesi, tra i quali Italia, Germania e Francia, favorevoli a una maggiore flessibilità del Patto. I paletti del 3% nel deficit-Pil e quello del 60% nel debito-Pil sono rimasti invariati, così come è stato confermato che lo sforamento del tetto del deficit deve essere un fatto eccezionale e temporaneo. Ma la «revisione» del patto, per usare una definizione cara al commissario spagnolo Joaquin Almunia, introduce anche la possibilità di rientrare entro due anni dal deficit eccessivo.
Inoltre viene consentito uno sforamento del limite di disavanzo, purchè la percentuale rimanga prossima al 3%, in caso di tasso di crescita negativo o da un prolungato periodo di crescita molto bassa. Dal computo del disavanzo vengono infine escluse le spese sostenute per la difesa, per la ricerca e lo sviluppo e per gli investimenti.