Parole, parole, parole...

È facile parlare. Ancor più facile è criticare. Risolvere i problemi richiede qualche fatica in più, un impegno maggiore. A volte si corre qualche rischio. Prendiamo ad esempio la questione dei Rom. 79 nomadi sgomberati dal campo di via Capo Rizzuto sono «momentaneamente» ospiti di don Colmegna, in una struttura costruita anche con i soldi del Comune di Milano. Non si riesce a trovare una sistemazione definitiva per queste persone. In parole povere e becere, tranne don Colmegna nessuno li vuole.
E la sinistra tuona contro Palazzo Marino, contro l’insensibilità di questa giunta di centrodestra che si preoccupa soltanto delle future elezioni e non vuole scontentare né i milanesi, anche loro sempre più aridi e indifferenti di fronte ai drammi umani (ovviamente ci fosse una giunta di centrosinistra i milanesi sarebbero meno aridi e meno indifferenti), né i loro alleati della Lega. Va garibaldinamente all’attacco la sinistra cittadina e arriva a minacciare: «Non si va in vacanza se prima non si risolve il problema dei Rom».
Cara signora Toia apprezziamo molto la sua disponibilità ma vada pure al mare (o in montagna, o a Capalbio) non è certo così che i Rom troveranno una sede adeguata. Provi a convincere, invece, i sindaci di centrosinistra dei Comuni dell’hinterland ad ospitare qualche accampamento di nomadi: la patente di sensibilità, di illuminismo, di apertura va conquistata sul campo non nei salotti o nelle interviste.
Non a caso, proprio ieri, Alberto Mattioli, vicepresidente della Provincia ed esponente della Margherita (centrosinistra dunque, almeno per il momento) ha invitato il suo presidente diessino Filippo Penati a farsi carico del problema dei Rom. Anche lui chiede più fatti e meno chiacchiere.
Finora le uniche cose concrete per i Rom le ha fatte, guarda caso, proprio il Comune di Milano, con quella giunta tanto insensibile e tanto arida, che ha speso 18,8 milioni di euro per dare ospitalità ai Rom.