Parra da disoccupato a re delle montagne fa il bis di Ortisei

Livigno. Tre cadute e due vittorie di tappa: il bilancio di Ivan Parra comincia a prendere la piega giusta. Il suo Giro era cominciato nel peggiore dei modi (tre cadute, tutte nel finale di corsa), ma come lui stesso ammette «l'importante è che questo Giro sia cominciato. Ero disoccupato - racconta il 29enne colombiano -. La mia squadra, la Café Baqué, decise di chiudere i battenti e in quel momento fu come se il mondo mi fosse caduto addosso. La fortuna è stata quella di ricevere la telefonata di Gianni Savio, che mi propose di correre alla Selle Italia Colombia: non ci ho pensato due volte. Ho lasciato moglie e figlio ad Alicante, in Spagna, e sono venuto qui da voi in Italia».
L'ex grande disoccupato del ciclismo colombiano, è un fratello d'arte. Fabio Parra, nel 1988 arrivò sul podio del Tour, alle spalle di Delgado e Rooks. «Quello fu un avvenimento nazionale - ricorda -, ma adesso stanno vivendo con grande partecipazione anche le mie gesta. Se mi aspettavo di bissare il successo di Ortisei qui a Livigno? No, anche perché ho dormito poco dopo quella vittoria. Ero talmente felice che non riuscivo a chiudere occhio». Poi la strada ha cominciato a salire sotto i suoi pedali, e lui ha spiccato nuovamente il volo. «Vado forte in montagna e a cronometro: da sempre amo la solitudine».

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