In parrocchia la nonna faceva il «padrino»

Per parcheggiare davanti al luogo sacro i fedeli dovevano pagare una somma ai nipoti dell’anziana 81enne

Carmine Spadafora

da Napoli

Dalla sedia a dondolo un’anziana di Lucrino, ottantuno anni suonati, dirigeva i propri familiari, quindici ore al giorno, al «lavoro». Il posto era davanti alla parrocchia del paese, località dell’area flegrea, d’estate affollata di bagnanti: il sagrato, trasformato in parcheggio. Due euro e mezzo per mettere l’auto al sicuro e chi non era d’accordo era costretto ad andarsene.
Per conto dell’anziana signora andavano avanti e indietro i suoi familiari, tre ragazzi di ventitré, diciannove e sedici anni. Ma era lei che dettava gli ordini, custodiva le chiavi delle vetture, incassava il denaro ma soprattutto distribuiva consigli ai suoi dipendenti.
Non poteva durare a lungo la gestione di quel parcheggio: troppa gente era stata terrorizzata dall’arroganza dei tre parcheggiatori. Tre coppie di sposi hanno anche dovuto rinunciare a celebrare nella loro parrocchia di appartenenza il loro matrimonio.
Se da una parte l’organizzazione della truffa a conduzione familiare era gestita da una donna, dall’altra è stata un’altra donna a mettere fine alla vicenda. Una poliziotta, del commissariato di Pozzuoli, ha fatto da agente provocatore. Si è travestita da bagnante e con la propria auto si è appostata nel parcheggio della nonnina di Lucrino. Subito si è avvicinato uno dei dipendenti dell’anziana: «Qui non sta bene con la propria auto, deve spostarsi, blocca il traffico». Ma la ragazza non ha battuto ciglio: ha rimesso in moto la propria auto ed è andata a mettersi da un’altra parte del parcheggio. A muso duro si è avvicinato lo stesso parcheggiatore di poco prima: «Se vuole stare qui, deve pagare due euro e mezzo». Replica dell’automobilista: «Ma questa è un’area privata?». Sono seguiti insulti alla poliziotta e a quel punto sono intervenuti i colleghi dell’agente: manette per il ventitreenne e denuncia in stato di libertà per il sedicenne e il diciannovenne.
La sorpresa per gli investigatori è arrivata quando è stata perquisita l’abitazione della nonnina e la conferma a un sospetto: la capobanda era lei. Le manette non sono scattate a causa dell’avanzata età. Gli ottantuno anni hanno salvato dal carcere la donna.