Parte la battaglia sull’immigrazione: «Cancelleremo la legge dell’Unione»

Raccolta di firme per abrogare l’eventuale testo Amato sulla cittadinanza. Frecciate a Napolitano, Marini, Visco e ai senatori a vita

nostro inviato

a Ca’ San Marco (Bergamo)

Il Carroccio sceglie il rifugio bergamasco di Ca’ San Marco, dove un tempo correva il confine tra il territorio lombardo e quello della Serenissima Repubblica di Venezia, per rilanciare la sua battaglia federalista «partendo dal territorio». E la prima sfida che annuncia la Lega del dopo elezioni e del dopo referendum è sull’immigrazione. Con una raccolta di firme per proporre un referendum abrogativo nel caso passasse il provvedimento del governo per ridurre da dieci a cinque anni i tempi per richiedere la cittadinanza.
Le danze le apre Roberto Calderoli che, «braghini» corti e scarpe da giannistica bianche con sopra il simbolo del Sole delle Alpi, buona parte delle mattina la passa ad organizzare striscioni e bandiere e tirare su il palco. È lui a prendere la parola prima dell’alzabandiera padano con tanto di Va’ Pensiero in sottofondo. E attacca, perché «il periodo di governo è finito e ora si torna alla Lega di lotta tra la gente». Ce n’è per tutti.
Per Giorgio Napolitano, perché «non dimentichiamo quando da ministro dell’Interno ci ha mandato la polizia a darci le legnate». Per Franco Marini, che «ora gli tocca lavorare, lui che da sindacalista era abituato a parlare e basta». E per i senatori a vita, «un’allegra compagnia di vecchietti che tengono in piedi la maggioranza» tra «cateteri e pappagalli». Con una digressione su Fidel Castro: «Quando ho saputo che gli era venuto il “colpetto” ho aperto una bottiglia». Sulle riforme, poi, nessuno spazio di dialogo con il centrosinistra che ha come unico obiettivo quello di «tenerci buoni per cinque anni». Ce n’è anche per Visco e per Pisanu, «che Dio l’abbia in gloria» visto «il controllo che ha fatto durante le elezioni». Digressione: «Meglio un morto in casa che un democristiano al Viminale».
La Lega, insomma, si rimette la camicia verde e rilancia la battaglia sul territorio. L’appuntamento «cui non potete mancare», dice Umberto Bossi, «è la cerimonia di venezia del 17 settembre».