Parte la campagna Cgil contro la legge Biagi: va abolita non migliorata

Il segretario Fiom Cremaschi: «Se superarla significa cancellarla siamo d’accordo. Se vuol dire completarla, sarà scontro frontale: non facciamo sconti a nessuno»

Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

«Noi non abbiamo governi amici, ma solo governi avversari». La Fiom-Cgil lancia la campagna contro la precarietà del lavoro e la legge Biagi con un messaggio a Prodi che le parole del leader Gianni Rinaldini rendono inequivoco: niente sconti all’Unione.
Il convegno nella grande sala della Camera del lavoro di Milano è organizzato dal sindacato dei metalmeccanici per presentare un dettagliato programma al governo, che trova d’accordo anche la segreteria della Cgil. Se Guglielmo Epifani ha proposto una Carta dei diritti del lavoro contro la precarietà, la Fiom s’incarica di riempirla di contenuti concreti.
Undici punti tanto per evitare equivoci lessicali. Spiega il segretario nazionale Fiom Giorgio Cremaschi: «Il programma dell’Unione dice “superamento della legge 30”. Che vuol dire? Se significa “cancellare”, allora siamo d’accordo. Se significa “rivedere” o “completare” come dice qualcuno, allora sarà scontro frontale».
Quello ascoltato ieri non è solo un programma «demolitorio» delle leggi promosse dal governo Berlusconi. Certo, «esiste un impianto unitario della legislazione, un’ideologia di ispirazione per cui bisogna procedere alla cancellazione totale della legge 30, del decreto 368 che liberalizza i contratti a termine sotto i sette mesi e della Bossi-Fini sull’immigrazione». Ma questo alla Fiom-Cgil non basta, perché «la legislazione del governo Berlusconi non è certo la sola causa della precarietà». Quindi servono «misure immediate e misure di prospettiva e, soprattutto, occorre comprendere che tutte le misure sono necessarie: se qualcuna manca, la precarietà non si riduce». Prendere o lasciare.
La piattaforma Fiom-Cgil interviene su tutte le forme di lavoro atipico. A partire dalle collaborazioni a progetto (ex Co.co.co.) «che sono nella maggior parte dei casi una truffa legale». Devono sparire insieme alle «partite Iva di finti imprenditori». Bisogna trasformare entrambe in contratti di lavoro subordinato.
I contratti a tempo determinato e il lavoro interinale vanno decisamente limitati a esigenze straordinarie e mansioni di cui l’impresa non dispone, oltre che sottoposti a tetti quantitativi. Divieto per l’azienda di modificare l’orario del lavoratore part-time. Eliminazione dei contratti di inserimento e vincoli molto ferrei per il lavoro in appalto (per evitare fittizie cessioni di rami d’azienda»). Nuove leggi per fissare limiti massimi degli orari di lavoro e rendere costosa per le imprese la delocalizzazione delle produzioni. Ampliamento degli ammortizzatori sociali anche per il «lavoro intermittente», ma senza cedimenti sulla flessibilità. Anzi si riapre la partita dell’articolo 18 sui licenziamenti ingiusti da estendere «a tutte le aziende di ogni dimensione e ragione sociale». Capitolo immigrazione: abrogazione della Bossi-Fini, chiusura dei Centri di permanenza temporanea e permesso di soggiorno a tutti i clandestini che denunciano il lavoro nero.
Un vasto programma, che peraltro contesta l’ipotesi di una mavovra finanziaria correttiva. «Sarebbe una sciagura - dice Cremaschi -. Berlusconi è stato sconfitto dal centro, non da sinistra e già sono partite pressioni liberiste su Prodi. Speriamo che sappia reagire. A Bruxelles bisogna fare la voce grossa. Anche perché prima la Commissione ha approvato i conti di Berlusconi, ora improvvisamente sostiene che non vanno bene. Evidentemente non ha tutta questa credibilità».
Quanto alla riduzione del cuneo fiscale, Cremaschi chiede che sia limitato ai contratti a tempo indeterminato. «Chi si aspettava rose e fiori dalla Cgil al governo Prodi resta deluso - conclude -, ora la battaglia non la fanno solo “gli estremisti” della Fiom, ma la Cgil al completo.
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it