Parte la campagna elettorale di An «Fini premier, Alemanno sindaco»

Ufficializzate le candidature. Storace capolista al Senato nel Lazio

Adalberto Signore

da Roma

«Oggi siamo qui per due grandi eventi: ufficializzare la mia candidatura a sindaco di Roma e annunciare l’inserimento del nome di Gianfranco Fini nel simbolo di An come candidato alla presidenza del Consiglio». Sono passati solo pochi minuti da quando l’inno nazionale cantato da tutti i dirigenti del partito ha aperto la manifestazione di Alleanza nazionale a Roma. E Gianni Alemanno spiega alle centinaia di persone che riempiono piazza Esedra il significato dell’appuntamento. Così, anche se sulla sinistra del palco svetta uno striscione contro il leader dell’Unione Romano Prodi il cui volto è assimilato a dei pomodori pelati («Il passato è già passato», recita la scritta), l’appuntamento romano di An ha l’obiettivo di lanciare a tutti gli effetti la campagna elettorale di Fini e compagni. A livello nazionale, con l’inserimento del nome del leader del partito nel simbolo da presentare alle elezioni politiche, e locale, con l’ufficializzazione della candidatura di Gianni Alemanno per la corsa al Campidoglio.
In verità, la decisione dell’esecutivo di via della Scrofa era nell’aria già da tempo e quando ieri è stata formalizzata nessuno si è stupito più di tanto. Una scelta, quella di inserire il nome del leader di An nel simbolo del partito con la dicitura «Per Fini», che - spiega il portavoce di An Andrea Ronchi - verrà ratificata dall’assemblea nazionale che si terrà a gennaio. Una decisione - chiosa soddisfatto il ministro degli Esteri - che «conferma quanto creda nella possibilità di vincere». Il presidente di An, poi, lancia anche la candidatura di Francesco Storace come capolista del partito alle prossime politiche nella circoscrizione senatoriale del Lazio perché «ha fatto un importante lavoro che lo vede ottimo ministro della Sanità e porterà al Senato quello spirito di cambiamento proprio del nostro partito». «Una responsabilità enorme - si schermisce Storace - ma farò di tutto per onorarla. È anche una rivincita personale in questa regione per puntare al premio di maggioranza». «Rivincita» per la quale si batterà anche Alemanno, deciso a vincere la battaglia per il Campidoglio contro Walter Veltroni anche per «vendicare l’operazione con cui la regione è stata tolta a Storace». «In tredici anni - dice il ministro per le Politiche agricole - Roma è stata in mano al sistema di potere della sinistra e non è cresciuta. Io mi candido per riscattare la città, per farla tornare a essere grande». «Roma - aggiunge con foga - non si merita Veltroni, l’Italia non si merita Prodi. Viva An, viva l’antica Roma e la nuova Italia che a primavera tornerà a vincere». E attaccando Veltroni il ministro spiega che sì, «è bravo, ma bravo nella capacità di nascondere le difficoltà dei problemi di Roma e dei romani, nel fatto che Roma rischia di decadere e di perdere il suo ruolo centrale». E ancora: «Ha nascosto i problemi con il trucco dei concerti e degli spettacoli. Noi daremo vita a questa grande operazione verità su Roma per spazzare via le illusioni».
Poi, sia da Alemanno che da Fini arrivano pesanti critiche al leader dell’Unione. «Prodi ha detto che Roma non gli piace? Gli dimostreremo - incalza il ministro delle Politiche agricole - che anche a Roma non piace Prodi». «In realtà Prodi - aggiunge - i salotti romani li conosce molto bene e anche da tempo. Conosce solo i salotti e non il popolo».
Gli fa eco Fini. «I romani non amano Prodi anche perché parla in modo irrispettoso della capitale». «Io - aggiunge il vicepresidente del Consiglio - vivo a Roma da 35 anni. È una città che bisogna capire e che mi ha dato tante soddisfazioni, credo che Prodi non ne comprenda lo spirito».