"Dalla parte di chi crede all'Italia" Ora la nostra identità buca il video

Da domenica è in onda lo spot che annuncia la &quot;rivoluzione&quot; grafica del <em>Giornale</em>. Il creativo che l'ha ideato: &quot;Dedicato a chi vuole fare il bene del Paese. Siamo riusciti a far coincidere lo scopo della campagna con i valori riconosicuti dai lettori&quot;

Milano - Un insolito italiano si aggira da ieri nell’etere televisivo, ma anche negli imperscrutabili meandri del digitale terrestre. Anzi, parliamone pure al plurale: perché sono insoliti italiani, uomini e donne, giovani e anziani. Si riconoscono facilmente tra la folla per due segni distintivi: loro sono quelli che sorridono ottimisti e alzano un indice verso l’alto. Come quando si andava a scuola e senza drammi si rispondeva all’appello di un unico e indimenticabile maestro.

Come noi ieri in fiocco e grembiulino, così questi insoliti italiani d’oggi si alzano dal banco della loro vita e affermano: «Io ci sono! Presente!». Si palesano sul video all’improvviso, senza annunci. Si insinuano tra le pubblicità, dopo la bellona che ammicca equivoca leccandosi le dita dal cioccolato amaro; e precedono magari i passi incerti di un infante avvolto nel pannolino più up to date che c’è, quello dal litraggio illimitato. Irrompono anche nei programmi, interrompendo finti litigi di finti coniugi (e questo è un bene) o portando boccate d’ossigeno in mezzo alle apnee cerebrali dei tronisti o degli isolani più o meno famosi (e questo è un bene ancor più grande). Forse, osservandoli, voi che leggete queste pagine vi ci sarete anche già riconosciuti, in quei volti. Sì, sono le belle facce di quell’Italia che solitamente non si vede, ma che da sempre è maggioritaria. Proprio quell’Italia che da ieri il Giornale, nella sua nuova veste grafica ed editoriale, ha chiamato a raccolta - alle edicole e nella vita di ogni giorno - sotto i colori di un’inedita testata, stendardo bianco in campo blu. E chi ci ama ci segua. Questi insoliti italiani, questi incursori dell’ottimismo e della voglia di esserci - «nel» e «per» il loro Paese - sono i protagonisti dello spot voluto, pensato e realizzato con perfetto gioco di squadra da un team composto dal nostro direttore Mario Giordano, dall’amministratore delegato della testata Andrea Favari e dallo staff creativo dell’agenzia pubblicitaria Red Cell di Milano. Un brain storming tradotto infine in pellicola in un’unica e interminabile giornata di lavoro, dall’alba a notte fonda, dalla società Film Master per la regia di Adriano Falconi. «Si è trattato di un lavoro e di un’esperienza rara, quanto mai collegiale e coinvolgente in ogni fase grazie al bellissimo feeling intellettuale, e direi anche ideale, venutosi a creare tra noi. Un qualcosa, la comunione di idee, che in casi come questo aiuta molto».

A definire con tanta evidente soddisfazione personale e professionale la raggiunta unità d’intenti è proprio il numero uno dell’agenzia pubblicitaria, l’amministratore delegato Alberto De Martini, che ricorda come la cosa più divertente, durante la lavorazione, sia stata la rimostranza di chi non ci stava proprio, attori e comparse, a essere tra quelli che non alzavano il dito». «Siamo riusciti a raggiungere un unicum davvero raro in pubblicità - aggiunge - cioè far coincidere lo scopo dello spot, ovvero promuovere il prodotto, in questo caso il nuovo Giornale, con la filosofia stessa che dà anima all’iniziativa editoriale del Giornale. Ovvero quella sintetizzata nel claim “Dedicato a chi crede nell’Italia”. Con il risultato, per noi pubblicitari, di aver fatto una parte del giornale stesso, pur se sotto forma di spot. È evidente che con un prodotto editoriale questo risultato è più facile, perché di comunicazione viviamo sia noi sia voi». Come dire: sarebbe impossibile, per fare un esempio, provarci con un budino. Con tutto il rispetto dovuto ai budini. De Martini tiene anche a sottolineare come «questo appello a chi ci vuole essere, a favorire un flusso di energia positiva, di risveglio e di rinascita, è risultato qualcosa di naturale proprio grazie al fatto che il pubblico a cui ci rivolgiamo è da sempre quello pronto a tifare e a battersi per il proprio Paese - a differenza della parte avversa -, senza mai dare per scontati i valori. Perché un Paese che dà per scontati i valori è già solo per questo in decadenza. In un certo senso abbiamo provato il privilegio che ogni tanto c’è a essere di parte. Anche se non si dovrebbe essere di una parte politica per schierarsi dalla parte dell’Italia».