Parte dall’India l’assalto all’Ue delle «mini» Suzuki

da New Delhi

Le city-car Suzuki made in India si preparano a invadere l’Europa. Con impianti capaci di sfornare in media due auto al minuto, un predominio riassunto nel 55% del mercato locale e 636mila unità vendute nell'ultimo anno, accanto a un bilancio invidiato dai competitor (risultato netto, più 130% nell’ultimo esercizio), Maruti Suzuki è oggi il più grande costruttore di piccole auto e intende farsi largo anche nei più sofisticati mercati occidentali: «Da qui a 18 mesi - sottolinea Jagdish Khattar, presidente di Maruti Udyog, già acquisita da Suzuki e quotata in Borsa - saremo in grado di produrre un milione di auto, 200mila delle quali per l’export, la metà in Europa. Due anni fa avevamo sospeso le esportazioni nell’Ue a seguito delle normative su emissioni e sicurezza; sarebbe costato di più modificare i modelli esistenti che produrne di nuovi: è quanto abbiamo fatto». Di una gamma che vanta 11 modelli, tra cui Swift e Sx4, accanto alla Wagon R+ e ai minivan Versa e Omni, subito si candidano alla rentrée la rinnovata Alto e al debutto la Zen Estilo, monovolume da 3,5 metri con motore di 1.061 cc da 64 cv, lanciata in India a dicembre. L’arena in cui dare battaglia è il segmento A, popolato da concorrenti che vanno dalla Fiat Panda alle «gemelle» Toyota Aygo, Citroën C1 e Peugeot 107 dalla Hyundai Atos alla Chevrolet Matiz. All’export pianificato per il 2009 si aggiungono poi 50mila city-car da produrre per Nissan. Con 224mila unità vendute, più del totale complessivo della seconda in classifica, Hyundai, Alto è la primatista del mercato locale. Di fatto, sta sostituendo il modello Maruti 800 e portando da 4.500 a 6mila dollari la soglia di ingresso per una compatta. «L’idea di una low cost - afferma Khattar - non ci sfiora perché la qualità delle nostre vetture rivaleggia con quella di Toyota e Honda. Peraltro, ci aiutano i costi di produzione, decisamente inferiori anche a quelli dei concorrenti in loco».
I carrelli a gravità sono solo uno dei tanti accorgimenti che nella fabbrica di Gurgaon, energeticamente autosufficiente, contribuiscono ai risparmi. «E poi, da tre anni siamo in cima alla classifica JdPower del miglior servizio e da sette, di fila, primi nella graduatoria della customer satisfaction. Ecco perché contiamo di convincere buona parte dei 60 milioni di indiani che stanno passando dalle due alle quattro ruote». Di una produzione allineata ai dettami del Sol Levante testimonia in particolare il sito modello di Manesar, a 50 chilometri da Delhi, costruito da zero in meno di un anno e mezzo con investimenti per 450 milioni di dollari: qui, con organizzazione del lavoro a kanban, automazione e robotica, che impressionano se inquadrati nel contesto generale di un’India impegnata a emergere dal terzo mondo, si producono Swift e Sx4. Lo stabilimento adiacente di Suzuki Powertrain fabbrica invece i motori diesel common rail 1.3: la tecnologia è quella del Multijet, acquisita da Fiat. In un paio d'anni la produzione dovrebbe triplicare, anche per fornire i propulsori da 75 cv alla neonata Suzuki Splash (alter ego della nuova Opel Agila), in anteprima a settembre al Salone di Francoforte.