Parte l’operazione «aria nuova» nel Pdl ma la conta fa paura ai big del partito

RomaLa mail indirizzata ai 25mila iscritti del Pdl è partita da via dell’Umiltà poche ore dopo che si era conclusa la Direzione nazionale che aveva approvato all’unanimità le nuove regole per l’elezione dei coordinatori regionali, provinciali e comunali del partito. Poche righe per chiedere una rapida regolarizzazione delle quote d’iscrizione perché le assemblee elettive che indicheranno i nuovi dirigenti si riuniranno già il mese prossimo. A dicembre, dunque, sarà già ridisegnata la mappa dei vertici del Pdl a livello regionale e provinciale, mentre per i coordinatori comunali si dovrà attendere luglio del prossimo anno.
Alla fine, insomma, il tanto auspicato processo di «democratizzazione» del partito inizia a prendere forma. E seppure con i suoi limiti - si tratta di assemblee elettive e non di tesserati, obiettano molti - non ha torto Denis Verdini quando fa presente agli scettici che dopo 16 anni che è in politica è la prima volta che Berlusconi non nominerà a suo insindacabile giudizio i vertici regionali e provinciali. Eppoi, fanno presente ai piani alti di via dell’Umiltà, saranno ben 25mila gli iscritti chiamati a prendere parte alle 150 assemblee elettive che indicheranno 20 coordinatori regionali e 120 provinciali. Insomma, numeri non indifferenti.
Eppure c’è ancora chi mugugna, chi non gradisce un meccanismo che darebbe troppo potere ai tre coordinatori nazionali del partito. Perché, è l’obiezione degli scettici, è chiaro che soprattutto deputati e senatori - ma anche sindaci, consiglieri regionali ed eurodeputati - sono fortemente legati ai vertici romani e le loro indicazioni quando si riuniranno nelle assemblee elettive potranno essere facilmente condizionate. Obiezione, questa, che ai tre coordinatori non va giù. Intanto, è il ragionamento, perché non si comprende da che pulpito arrivi la predica visto che proprio quei parlamentari che vorrebbero coinvolgere tutti i tesserati sono gli stessi che sono arrivati a Camera e Senato grazie alle liste bloccate vistate direttamente da Berlusconi. Insomma, insistono, la verità è che fa comodo scaricare su via dell’Umiltà quando è chiaro che nella nomina di un coordinatore regionale chi avrà davvero peso sarà chi ha i voti sul territorio. Un Formigoni in Lombardia, un Cosentino in Campania o un Fitto in Puglia, solo per fare qualche esempio.
E allora perché ancora durante la Direzione nazionale continuavano a serpeggiare scetticismo e delusione al punto che appena finita la relazione di Berlusconi la sala s’è praticamente svuotata? Perché anche big del partito - nonostante il Cavaliere si fosse accomodato in prima fila - hanno preferito l’ottimo risotto del catering piuttosto che ascoltare gli interventi di coordinatori, capigruppo e ministri? Ai piani alti di via dell’Umiltà una risposta se la sono data. Semplicemente perché - è stato detto al premier - il processo democratico fa paura. Insomma, la convinzione dei triumviri è che i tantissimi esponenti del Pdl che in questi mesi hanno lamentato la mancanza di democrazia interna - Verdini nel suo studio conserva un metro e mezzo lineare di faldoni che raccolgono solo interviste in questa direzione - ora che sul territorio si andrà alla conta avranno più di un problema.
Da oggi, tra l’altro, riprende a tambur battente anche il tesseramento nonostante i congressi comunali siano attesi per luglio. Da via dell’Umiltà, infatti, sta per partire una lettera agli oltre 600mila vecchi iscritti (460mila di Forza Italia e 150mila di An) per chiedere di rinnovare l’adesione. Un altro fronte su cui le diverse anime del Pdl dovranno confrontarsi.