Dalla parte della legalità

Giorni fa, mi trovavo come consuetudine presso dei miei amici che gestiscono un’attività commerciale nel settore ittico.
Luogo questo dove convergono tante persone di ogni ceto sociale, dal pescatore all’impiegato/a, all’autista, alla casalinga, al pensionato. Si ha modo tante volte di commentare i fatti, gli episodi, gli avvenimenti quotidiani che hanno particolare risonanza pubblica, in particolare, i fatti di cronaca e in tale circostanza i commenti erano imperniati sulla sentenza del processo svoltosi a Sanremo in merito all’uccisione della Multari da parte di Delfino. Gli stessi, nei commenti, spaziavano sull’esito della stessa. Il titolare dell’azienda mio caro amico di nome Alessandro rivolto nei miei confronti mi diceva: «Maresciallo perché non scrive un articolo in merito a quanto oggi forma oggetto di discussione? In merito al fatto che la condanna è stata mite! E che la giustizia secondo il parere di tanti non sarebbe stata all’altezza della situazione? Naturalmente articolo da inviare al quotidiano il Giornale che in passato ha ospitato altri articoli suoi?».
Mi sono sentito lusingato di tale pensiero, e così sperando di interpretare il pensiero di tanti ho voluto prendere carta e penna e scrivere. Scrivere un qualcosa sulla «giustizia» sulla «legge» a cui ho dedicato quarant’anni della mia esistenza. Storia di vita a cui ho fatto fronte con interventi in tanti momenti della stessa quale difensore del diritto. Non era ne è facile poter disgiungere il fatto da chi subisce una ingiustizia a chi la commina. Dico questo perché in tanti momenti non si tiene conto di quelle che sono le norme scritte ripeto sul diritto e tante volte esse contrastano con i sentimenti, non vanno di pari passo. Dicendo questo mi ritornano alla mente da umile servitore della «legge» al servizio degli altri, sacrifici e disponibilità nei confronti di chiunque senza pregiudizi, schierato da parte della legalità. Scelte al fianco dei più deboli senza paura del «potere»; coscienza di aver rappresentato la legge e con essa la giustizia a volte con le sue sentenze, a volte criticabili, a volte degne di lode ma sempre valutate nel rispetto di chi ha operato di renderla tale.
Non posso aggiungere altro, oltre a tutto quanto verrà scritto ancora in merito. Non è facile ripeto rispettare nello stesso momento «il diritto» la pena con i dolori di chi ha subito un torto. Se così fosse, beh, forse non avremmo «giustizia».
*Maresciallo ispiratore
dei racconti di Mario Soldati