Parte il patto per lo sviluppo Il premier: "Basta declinismo"

Berlusconi illustra i punti chiave del pacchetto economico approvato dal governo: "Fuori dalla crisi grazie al rigore"

Roma - «È partita la nuova fase del lavoro di governo, tesa al rilancio per la crescita dell’economia». Silvio Berlusconi, al termine del Consiglio dei ministri, annuncia il via libera al disegno di legge costituzionale sulla libertà di impresa e presenta la sua ricetta per lo sviluppo. Un complesso ventaglio di misure che dovrà contribuire a quella famosa scossa all’economia evocata a gran voce dal mondo produttivo. Il tutto per perseguire un obiettivo: ridurre al massimo le pratiche per l’avvio di un’impresa e rendere l’accesso agli incentivi più semplice e mirato.
«La modifica dell’articolo 41 della Costituzione», il cui testo «stiamo perfezionando», spiega il premier, è così formulato: «L’iniziativa e l’attività economica privata è libera ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato». Un principio «cardine» e «fondamentale» per il rilancio dell’attività di impresa. È questa la cornice concettuale in cui inserire la riforma degli incentivi e il piano di rilancio dell’economia. «Abbiamo risposto alla crisi globale» dice Berlusconi «mantenendo in ordine i conti pubblici mentre il governo precedente aveva continuamente aumentato la spesa. Tutte le nostre iniziative hanno avuto un plauso a livello europeo e dalle agenzie di rating. Con la nuova legge di stabilità è stato contenuto l’assalto alla diligenza: ci siamo riusciti e questo è un grande merito».
Berlusconi invita tutti a uscire dalla pratica intellettuale del «declinismo» e a leggere la realtà italiana nelle sue ombre ma anche nelle sue tante luci. «L’Italia è un Paese che ha un debito pubblico elevato ma ha cittadini che, uso questo termine, sono “ricchi”. Siamo oggi al secondo posto in Europa per solidità economica e il governo ha valutato una crescita del Pil all’1,5% e dalle misure ci saranno positivi sviluppi» per l’economia. Il premier si toglie qualche sassolino dalla scarpa e ricorda che «il piano casa annunciato lo scorso anno prevedeva una immissione di 70 miliardi nell’economia» perché «avrebbe consentito un ampliamento delle case per il 50% delle famiglie italiane. Ma alcune regioni non hanno fatto nulla». Per questo «intendiamo intervenire con le capacità proprie del governo centrale». Berlusconi annuncia anche che «entro aprile verranno erogati a vantaggio delle imprese che investono in innovazione e ricerca 500 milioni di euro. Per il Mezzogiorno abbiamo anche 915 milioni di euro per le reti di impresa e per i distretti tecnologici, il cui bando scade a marzo».
«Intendiamo lavorare con tempi e modi europei» assicura a sua volta il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ed «entro aprile presenteremo all’Ue il piano per la crescita». Per quanto riguarda la riforma degli incentivi, l’impianto, spiega il titolare dello Sviluppo economico, Paolo Romani, è basato sulla semplificazione normativa con l’eliminazione di tante leggi nazionali ma anche con il tentativo di fare ordine nell’intricata matassa delle leggi regionali. Mentre con la modifica dell’articolo 97 sulla pubblica amministrazione, annuncia Renato Brunetta, «verrà costituzionalizzata la capacità e il merito». Il Cdm, inoltre, approva l’attuazione del Piano per il Sud che potrà contare «su una tabella di marcia ben precisa», assicura il ministro Raffaele Fitto. Il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, infine, annuncia un finanziamento di 100 milioni di fondi Fas da destinare alla banda larga.
Il piano del governo incassa un giudizio in chiaroscuro da parte di Emma Marcegaglia. «Il nostro centro studi aveva stimato una crescita del Pil per il 2011 dell’1% ma il dato aggiornato prevede qualcosina meglio dell’1% ma non dell’1,5%». In ogni caso «non è che la crescita la fai con un Consiglio dei ministri», ammonisce la presidente di Confindustria. «Deve essere un processo che va avanti e non può fermarsi qua. Comunque la parte più interessante del pacchetto di stimolo all’economia è quella delle semplificazioni». La modifica dell’articolo 41 della Costituzione, infatti, è «un fatto simbolico ma importante perché afferma la libertà d’impresa, i controlli ex post, una maggior fiducia sulle imprese». Ma perché abbia un impatto «sarà poi fondamentale che seguano una serie di leggi che concretizzino questi elementi».