Parte la rivalutazione di Ringo I fan lo vogliono «cavaliere»

Una petizione via Internet alla Regina per premiare il Beatle meno amato

È sempre stato l’ultimo dei Beatles. Non ha il genio per competere con le composizioni di Lennon McCartney né il loro spirito trasgressivo e guascone (un giorno, parlando delle performance di John e Yoko, disse: «mi sembrano un po’ scemi»). Eppure Ringo è Ringo, il batterista pulito e lineare ma per nulla prevedibile che ha fatto scuola e il cui stile viene ogni giorno rivalutato, soprattutto dopo l’uscita dell’album Love, dove col suono digitale si possono ascoltare al meglio le sue linee ritmiche. «Gli altri Beatles non erano idioti, sapevano quel che facevano quando gli chiesero di unirsi alla band», scrive il Daily Mail che dà voce ad una petizione popolare pro Ringo Starr. Una valanga di gente - dal sito http://petitions.pm.gov.uk - chiede a gran voce che la Regina lo nomini «cavaliere» per meriti artistici. Lo hanno fatto con Tom Jones e Bob Geldof, a maggior ragione bisogna farlo con uno dei due Beatles sopravvissuti. Paradossalmente, nonostante il successo e la fama planetaria, Ringo ha vissuto all’insegna dell’understatement, lontano dal clamore. Successi (leggeri leggeri d’accordo) come It Don’t Come Easy, lunghissimi tour con la sua All Star Band (con personaggi come l’x Humble Pie Peter Frampton, Jack Bruce dei Cream, Joe Walsh degli Eagles, Billy Preston) sono stati snobbati dalla critica. Persino i suoi guai con l’alcol e la droga (risolti nel 1988 in una clinica dell’Arizona) non hanno attirato più di tanto gli squali della stampa scandalistica. Lui oggi è un ricco signore ma il patrimonio di 125 milioni di sterline e case in mezzo mondo non lo ha cambiato e non lo cambierà neppure l’eventuale cavalierato. Lui è già nella storia e pensa solo «a divertirsi con la musica»; non vuol dire altro, da vero divo che gioca a fare l’antistar.