DALLA PARTE DEL SENSO COMUNE

Dovendo riassumere un po’ grossolanamente diremmo così: il nemico della sinistra non è più un uomo, Berlusconi, ma un popolo: gli italiani. Due editoriali pubblicati ieri da Repubblica (Eugenio Scalfari) e Liberazione (Stefano Bocconetti) ci hanno infatti illustrato la seguente tesi: Berlusconi è senz’altro uno che plagia le coscienze, ma gli italiani la coscienza se la lasciano plagiare volentieri perché sono egoisti, i loro interessi meschini, i loro desideri gretti.
Cominciamo con Liberazione. L’articolo s’intitola «Il senso comune della destra vince in cento giorni». Bocconetti dice che oggi il governo è ancora più forte di quando ha vinto le elezioni («lo dicono tutti i sondaggi») e cita i motivi del gradimento popolare: l’abolizione dell’Ici, la pulizia di Napoli («in disprezzo di qualsiasi regola»), il pacchetto sicurezza («misure liberticide»). Il governo ha preso decisioni «gradite al senso comune», «gli elettori applaudono», «alla gente piace», «hanno vinto nella testa delle persone prima che altrove». Ed è questo che non va: l'essere in sintonia con il «senso comune».
Scalfari dice più o meno le stesse cose. Dice, citando Nanni Moretti, che «Berlusconi ha devastato il modo di pensare degli italiani», che ormai in Italia ci sono «tante opinioni private senza più una visione del bene comune», insomma ciascuno pensa solo al proprio orticello e l’opinione pubblica prevalente è, per il fondatore di Repubblica, «ripugnante».
Qualcuno potrebbe pensare che si tratta di reazioni stizzite di chi ha perso le elezioni; di giochi di potere, insomma. Ma non è così. È peggio di così. È l’espressione purtroppo sincera di chi pensa di aver capito il mondo a tavolino grazie alla propria ragione; e se il mondo va diversamente è perché sbaglia o è stato pervertito. Non deve decidere la maggioranza, deve decidere l’intellettuale. È la scuola hegeliana: «Se la realtà non coincide con la teoria, tanto peggio per la realtà».
Noi non pensiamo che la maggioranza abbia sempre ragione e che la vox populi sia sempre vox Dei: sarebbe un errore ideologico opposto ma speculare. Tuttavia dubitiamo che il tanto disprezzato «senso comune» degli italiani sia davvero più «ripugnante» delle astrazioni di chi si sente culturalmente superiore: Chesterton diceva che «democrazia significa governo degli incolti, ma aristocrazia significa governo dei maleducati». Forse l’Ici, la pulizia delle strade e un po’ più di sicurezza sono ideali non particolarmente alti. Ma non sappiamo se siano peggio questi interessi terra-terra o l’arroganza degli adoratori della Ragione. Non dimentichiamo che coloro che la usano, la ragione, non la venerano; e coloro che la venerano, non la usano.