In partenza anche reparti italiani

Il premier kosovaro Hashim Thaci punta a dichiarare la nascita del nuovo Stato, nel cuore dei Balcani, verso il 10 febbraio. Da Belgrado il premier Vojislav Kostunica bolla «l’indipendenza unilaterale del Kosovo, stato fantoccio», come «il precedente più pericoloso dopo la II guerra mondiale», definendo «illegale e inaccettabile la posizione della Ue».
Dopo otto anni la missione Onu in Kosovo (Unmik) verrà sostituita da una dell’Unione Europea. I 16mila soldati della Nato rimarranno a presidiare la provincia ribelle, ma arriveranno altri 1800 uomini con la bandiera europea, compreso personale italiano. Soprattutto poliziotti, ma anche doganieri e magistrati che prenderanno in mano la sicurezza e la giustizia, oggi sotto mandato dell’Onu in collaborazione con i kosovari. Ufficiali della polizia inglese si stavano addestrando dalla scorsa primavera per la missione in Kosovo. A Pristina lavora da tempo un team di pianificazione dell’Esdp (European Security and Defence Policy), la struttura di sicurezza europea che già opera con una missione di polizia e militare in Bosnia.
I dettagli non sono stati ancora resi noti, ma si attende la nomina di un alto rappresentante europeo a Pristina, come è stato fatto per Sarajevo, in sostituzione del delegato dell’Onu. La missione, secondo il ministro degli Esteri del Lussemburgo, Jean Asselborn, si metterà in moto «subito dopo Natale». In realtà bisognerà aspettare la riunione dei ministri degli Esteri della Ue del 28 gennaio per la luce verde all’operazione. Guarda caso i kosovari vogliono dichiarare l’indipendenza «verso il 10 febbraio». Lo ha annunciato al Delo, il principale giornale sloveno, Astrit Salihum, ascoltato consigliere del premier kosovaro. «Abbiamo ricevuto istruzioni sufficientemente chiare da Bruxelles. Può darsi che si verifichino incidenti minori, ma spero che non accada nulla di grave. Siamo pronti e sembra che lo sia anche l'Europa», ha sostenuto Salihu. La Slovenia assumerà la presidenza europea il prossimo gennaio e dovrà gestire la delicata crisi. L’indipendenza è stata rimandata al 10 febbraio perché il 20 gennaio i serbi voteranno il nuovo presidente. Per ora è favorito il capo di Stato in carica, il filoeuropeista Boris Tadic, che ha giurato: «Non accetterò mai l'indipendenza del Kosovo e non la firmerò mai».
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