Partenza col botto per le grandi, manca solo l'Inter

<strong><a href="/a.pic1?ID=201845">Il Milan con 3 gol</a></strong> risponde alla cinquina della Juve. <strong><a href="/a.pic1?ID=201853" target="_blank">La Roma incanta a Palermo</a></strong>.<strong><a href="/a.pic1?ID=201852"><font color="#ff6600"> <span style="background-color: #ffffff">I campioni d'Italia fermati</span></font></a></strong> in casa dall’Udinese. <strong><a href="/a.pic1?ID=201851">E Mancini: colpa del caldo</a></strong>

Milano - Quanti squilli di tromba. Peccato quella sola stonatura. Peccato, perchè la stecca vien dall’Inter. Non per caso campione d’Italia. Il campionato promette gol e magari divertimento. Il Milan mette Kakà in vetrina e srotola tre reti, la Juve new age ha fatto di peggio, nel senso del meglio: cinquina firmata dalla griffe Trezeguet-Iaquinta, neppur dovessimo sorbirci l’anticipo di Italia-Francia su ogni fronte. La Roma lanciata dalla Supercoppa si scatena anche a Palermo. La Lazio si è fermata subito, ma ha altri problemi. La Fiorentina non ci ha negato il bello della vena dei suoi goleador. Di tutto e di più. Se l’Inter non avesse voluto mostrare ancora una volta il suo spirito balzano. Inutile dirla con Mancini: si gioca con troppo caldo e troppo umido, poveri giocatori. Il problema è di tutti, i gol vengono lo stesso, il gioco divertente pure.

Meglio pensarla guardando alla realtà: lo scudetto pesa, gli avversari di più, lo stellone per ora sta a guardare. L’Inter che dovrebbe essere la più forte (nella rosa) e la più brava (nel gioco d’attacco) ha qualche granellino nell’ingranaggio. Li aveva anche l’anno passato ad inizio stagione. Non a caso la prima partita a San Siro, seconda di campionato, fu un pareggio. Ci volle almeno un mesetto perché la squadra prendesse passo da panzer. Magari capiterà anche quest’anno, ma i mugugni dietro le quinte, i giochi di luci e ombre che traversano gli umori di Moratti e Mancini, la difficoltà di tener a freno uno spogliatoio mai troppo tranquillo, tutto questo annuncia che non basterà trovar miglior forma fisica, assestare il centrocampo condizionato da uomini sempre in bilico tra l’essere o non essere (malati) e metter d’accordo i goleador.

L’Inter litigarella è un «must» calcistico, ma c’è il rischio di tornare ai vecchi tempi, che non sono quelli dello scudetto. Ieri è stato annunciato l’acquisto di Pelè, nel senso di un ventenne centrocampista portoghese. Angelo Moratti voleva portare a Milano quello vero e brasiliano, il figlio si accontenterà di una copia riveduta, corretta e portoghese. E Mancini ha già fatto intendere: non è con questo ragazzotto che si vince la Champions o si rivincono gli scudetti. Intanto c’è da trovar squadra ad Adriano (in Inghilterra? Oggi la decisione), disfarsi di Recoba, magari acquistare i giocatori che chiede il tecnico e non quelli che solleticano gli amori della dirigenza. Serve un’Inter che giochi e faccia gol, serve un’Inter che ripassi la lezione dello scudetto, serve un’Inter meno fragile sotto tutti i punti di vista. Per ora è un cristallo. Il diamante dell’anno scorso è un ricordo.