Partenza soft anche a Londra 4 anni fa

«Bilancio positivo. Va tutto bene». «Sono qui ad aspettare che qualcosa vada storto». Uno è di destra. L’altro di sinistra. Una è donna, l’altro è uomo. Una è soddisfatta di come stanno andando le cose, a poche ore dalla partenza, nonostante il delirio impazzi in città.
L’altro previdentemente, aspetta che qualcosa non vada, immerso in un silenzio e in ordine perfetto. Uno si reca alla centrale operativa in metropolitana, l’altra in macchina. Cronache del primo giorno di ecopass o di congestion charge. Mentre a Milano infuriano le polemiche per i disservizi, si annunciano piogge di ricorsi, si chiedono moratorie sulle multe, non per colpa dei automobilisti, rei soltanto di essersi ridotti all’ultimo nel comprare le tessere o nell’attivare ecopass, ma per i malfunzionamenti del «cervellone», oltre che per la mancanza di un’adeguata comunicazione, a Londra tutto fila liscio come l’olio, senza il minimo ingorgo nemmeno nelle aree adiacenti alla zona rossa.
«Normalmente - le prime parole di Letizia Moratti davanti agli schermi della centrale operativa di piazza Beccaria - i veicoli che entravano a Milano erano il 60 per cento delle classi meno inquinanti.
Questa mattina la percentuale è salita all’80 per cento. Sono i primissimi dati ma dimostrano come l’obiettivo di disincentivare la circolazione dei mezzi più inquinanti si possa raggiungere». Davanti alle code chilometriche agli Atm Point, ultima spiaggia per potersi procurare le Ecopass card esaurite in quasi tutte le edicole cittadine, le ore di attesa al centralino e per ricevere gli sms di conferma - mai pervenuta - dell’attivazione, il sindaco di Milano si difende: «L’innovazione comporta anche alcuni disagi».
Disagi però che a Londra sembravano non esservi stati in quel lontano 17 febbraio 2003, nonostante il numero delle auto in entrata nel centro di Londra e in quello di Milano fosse molto simile (57mila nella City contro i 51mila nella Cerchia dei Bastioni). Certo, a Londra così come a Milano, l’ecopass entrò in vigore quando il traffico non era a pieno regime: in Gran Bretagna le scuole erano ancora chiuse per le vacanze, assente quindi la massa di genitori che abitualmente accompagna i figli a scuola in macchina. A Milano il 2 gennaio situazione più o meno simile: la città è deserta per le vacanze di Natale.
«La prova del nove sarà lunedì» ripetono in coro Ken Livingstone e Letizia Moratti. Accomunano le due città anche le proteste che hanno accompagnato l’entrata in vigore del provvedimento antismog: commercianti e ristoratori in piazza che lamentano penalizzazioni. Con una differenza: mentre a Londra le uniche esenzioni che sono state date a taxi, mezzi pubblici, mezzi di emergenza, motocicli, a Milano i commercianti, o meglio i mezzi che trasportano alimenti deperibili sono stati graziati dal balzello, scatenando le ire furibonde delle altre categorie che già minacciano rincari sui consumatori.
Anche i residenti sono trattati diversamente dalle due amministrazioni: Palazzo Marino ha deciso di concedere tariffe scontate agli abbonamenti facoltativi per gli abitanti nella cerchia, mentre a Londra si è deciso di scontare del 90% il prezzo, ma il discrimen più forte sta nel fatto che nel capoluogo lombardo i residenti non sono riusciti ad attivare il loro abbonamento. Paese che vai ecopass che trovi...